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Post Match - Alta risoluzione

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LR24 (MIRKO BUSSI) - Non serviva Parma, 368ª presenza in Serie A, a spiegare perché Dybala fosse riconosciuto tra i talenti residuali del calcio italiano. Ha aiutato, però, la partita di Parma a ricordare perché Gasperini fatichi così a farne a meno. Anche immaginandosi un domani. Fin dal principio, in estate, nella continua richiesta di giocatori offensivi da aggiungere in rosa, alle domande su quale caratteristiche dovessero avere per soddisfare i requisiti, l'allenatore della Roma era estremamente prosaico: "Deve creare pericolo". Quello che Dybala ha tenuto acceso per lunghi tratti della gara di domenica. Pur senza tirare in porta, l'argentino, reduce dalla lunga assenza per infortunio, ha toccato più palloni tutti i romanisti, è quello ad averne giocati di più in avanti nell'ultimo terzo di campo, ha prodotto 6 passaggi chiave e generato 3 "big chances" come vengono categorizzate ormai nei principali database statistici.

Questa "autonomia" nel generare pericoli è essenziale in una struttura di squadra come quella di Gasperini. Le squadre dell'allenatore 68enne, compresa la Roma attuale, portano caterve di palloni nell'area avversaria o in generale nell'ultimo terzo di campo. A volte anche in maniera caotica, con giocate dirette o transizioni vorticose, per questo necessitano di giocatori che sappiano tradurre, anche autonomamente, questa mole di palloni. Quindi calciatori di iniziativa, tendenti all'uno contro uno, altamente imprevedibili e non necessariamente legati a tessuti associativi.

L'arrivo di Malen, e il suo incastro deflagrante, ne è stata ulteriore conferma. Non un attaccante da servire in determinate zone o contesti ma un dinamitardo che guarda sempre alla porta avversaria, che sia con attacchi alla profondità o conduzioni vertiginose.

Per questo Dybala, allo stato attuale, gli risulta ancora necessario. Perché con un paio di palloni ricevuti nel mezzo spazio di sinistra, approfittando della libertà di ricezione che gli garantivano i riferimenti zonali del blocco difensivo del Parma, ha potuto mettere i piedi sull'uscio dell'area di rigore. Da lì, al 26', ha trovato lo scorcio per sottolineare uno dei tipici pattern offensivi di Gasperini, con l'inserimento del terzo di difesa, qui Hermoso, arrivato in una zona-assist particolarmente prelibata. Sempre dalle stesse zolle, due minuti più tardi, in completa autonomia ha raggiunto la stessa zona di rifinitura precedentemente affidata ad Hermoso per scavare il pallone fino alla testa di Soulé, che lo spedirà sul palo. Una volta poggiandosi su concetti collettivi, un'altra affidandosi alla sua iniziativa personale, quella su cui Gasperini, come molti altri allenatori, conta particolarmente per risolvere le situazioni nei metri più caldi del campo.

Se nelle due situazioni precedenti, Dybala doveva dimostrare le sue abilità "nell'angusto", prendendo spunto dalla definizione di Spalletti sulla dichiarata mancanza di un giocatore con quelle specifiche qualità, vista la densità difensiva avversaria, in altri momenti l'argentino ha saputo assecondare le richieste più frequenti nei momenti di transizione, un aspetto ricorrente nelle partite romaniste. Sulla riconquista che poi porterà al gol di Malen, l'assist di Dybala arriva con un solo tocco, mantenendo così adeguata velocità allo sviluppo offensivo. E ancora più tardi, al 73', Dybala metteva in pratica uno dei concetti principali per scatenare transizioni efficaci: uscire il più velocemente possibile dalla "zona di conflitto", dove si è riconquistato. Nell'occasione generata, infatti, quasi più del cut-back finale con cui apparecchierà il tiro di Malen, appare risolutivo l'unico tocco con cui abbina, in un colpo solo, riconquista del pallone e uscita dalla possibile contro-pressione avversaria. Da lì, poi, tutto il resto.

Ecco perché Gasperini continua ad aver bisogno di Dybala. O se non sarà Dybala, di un altro che possa avere un'alta risoluzione simile.

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