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Post Match 05/01/2026 12:01

Post Match - Guardati com'eri, guardati come sei

pmatarom

LR24.IT (MIRKO BUSSI) - Alla prova di peso e altezza, sulla bilancia dell'Atalanta, la Roma ha mostrato una carenza muscolare, o meglio ancora neuro-muscolare, per poter indossare quei panni che Gasperini le sta cucendo su misura. La differenza principale, evidenziata anche in alcuni episodi cruciali, l'ha segnata la fisicità dell'Atalanta, intesa non soltanto come quantità di corsa, chili o centimetri. Ma come abitudine a vivere una partita piena di scontri e transizioni, reattività all'imprevisto, capacità di sostenere e ripetere questi sforzi nel tempo. La Roma, per tratti della partita, è sembrata impegnarsi a restare dentro il personaggio, l'Atalanta, invece, era semplicemente se stessa. Certo, tra le due creature passano 9 anni sostanzialmente e dunque è facile ritenere impari il confronto. Una linea temporale in cui, a cadenza semestrale, l'Atalanta in una minuziosa opera di compravendita riusciva ad avvicinarsi continuamente alla propria immagine desiderata.

In una partita che ha visto le squadre produrre secondo le modalità più connaturate, transizioni e palle inattive, due flash da situazioni di riconquista aiutano a tracciare le differenze. La prima è il maggior rimpianto della serata romanista, con l'errore di Ederson che regala a Dybala il pallone più ghiotto della serata. Più della gestione della situazione da parte dell'argentino, quello che salta all'occhio, qui, è la capacità di rimbalzo spaventosa dell'Atalanta anche di fronte ad uno scenario pressoché disperato: quando sul cronometro c'è scritto 6.32, il numero 21 della Roma è faccia a faccia con Carnesecchi. Il secondo dopo (!), quando ha scelto la strada che risulterà meno produttiva, 2 giocatori dell'Atalanta sono già all'interno dell'area di rigore e altri 2 si trovano in prossimità. Ferguson scaglia il primo tiro 3 secondi dopo il primo fermo immagine e l'Atalanta ha già ripopolato l'area di rigore così da poter ribattere, anche una seconda volta, i tentativi dell'attaccante romanista.

Se qui la situazione aiuta a misurare la reattività dell'Atalanta a transizioni brevi, il secondo caso dilata il campo quasi per l'intera lunghezza. È quanto accade in occasione del tiro di Zalewski 13 minuti più tardi. La riconquista della squadra di Palladino su Koné arriva in una porzione di campo difensiva, a circa 70 metri dalla porta di Svilar. Abbastanza per sottolineare come le caratteristiche della rosa nerazzurra siano state progettate per vivere e godere di situazioni simili: la violenza con cui i 6 nerazzurri rovesciano il campo è disumana, con la Roma che palesa differenze quasi genetiche, di cilindrata, rispetto all'avversario. Basterebbe confrontare i profili di Ederson, Scamacca, Zalewski, Zappacosta o Bernasconi con i rispettivi romanisti.

Nei dati di fine partita (legaseriea.it), la differenza non è tanto nei chilometri complessivi (120 a 119 per l'Atalanta) che spesso si equivalgono tra le squadre in campo ma nel modo in cui sono stati percorsi. Il salto più grande, nella comparazione tra i valori di Atalanta e Roma, è nella distanza coperta in sprint (accelerazione massima su distanze brevi), dove i nerazzurri totalizzano 400 metri in più rispetto ai giallorossi (2,87 km contro 2,47 km). Un dato in cui la Roma era finita sotto anche nelle ultime due sconfitte con Juventus e Cagliari: contro i bianconeri la distanza fu più contenuta, 320 metri, mentre coi sardi la differenza fu clamorosa, quasi 700 metri (2,5 km contro gli 1,82 giallorossi) in cui va considerata però la porzione di gara giocata in inferiorità numerica. Tra oltre 4 mesi, il prossimo 19 aprile, la Roma tornerà a guardarsi allo specchio con l’Atalanta. Magari, con un mercato e altro lavoro di mezzo, sarà più vicina a come la immagina Gasperini.