La penna degli Altri
Maini: "Cobolli è nato campione"
CORSERA - Stagione 2013-14. Rudi Garcia sulla panchina della prima squadra della Roma, Jimmy Maini su quella degli Esor-dienti classe 2002; in rosa, 4 giocatori arrivati in serie A (Riccardo Calafiori, Edoardo Bove, Nicola Zalewski e Matteo Cancellieri) e uno che stasera giocherà la semifinale al Roland Garros. «Con Flavio Cobolli ci scriviamo spesso —racconta Maini —. E sempre molto carino, mi chiama an-cora mister».
Maini, ci racconta il Cobolli calciatore?
«Esattamente il lottatore che vediamo ora sui campi da tennis, Roland Garros compreso: quando la partita si allungava, dimostrava la sua resistenza e
il suo passo. Lo facevo giocare esterno a destra, aveva anche un bel piede. Ho avuto Flavio per un anno e mezzo, nel momento della transizione tra il campo a 9 e quello a 11».
Perché un anno e mezzo?
«Perché un giorno, durante la 2a stagione, Stefano (il padre e anche il coach di Flavio, ndr) con cui ho tuttora un buon rapporto venne da me dicendomi che avrebbero dovuto fare una scelta. Praticava due sport a livello agonistico, l'impegno era enorme anche perché ci allenavamo a Trigoria. Non sappiamo se sarebbe arrivato anche nel calcio perché era in un'età evolutiva. Ma era bravo».
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Per come è legato Cobolli alla Roma, lasciarla non fu una scelta facile.
«Flavio era attaccatissimo alla maglia e penso lo sia ancora (ride, ndr). Soprattutto lui, Zalewski e Calafiori erano romanisti dentro. Quando giocavano i primi derby era una partita sentitissima: dovevo tenerli a bada».
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