La penna degli Altri
IL PUNTO DEL LUNEDÌ - SORRENTINO: "La Roma prende il quarto posto in un finale in cui nessuno è andato veloce come lei" - D'UBALDO: "Malen ha dato tanto, ma i difensori hanno fatto il resto"
La Roma vince il derby 2-0 e aggancia il quarto posto, grazie ad un Gasperini che ci ha sempre creduto, seguito dalla sua squadra, che ormai ha sempre più le sue sembianze, come sottolinea anche Andrea Sorrentino su Il Messaggero: "In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi ingarbugliati per via del fischio d'inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo". E allora fiducia a Gasperini, che da quando ha preso in mano la Roma l'ha trascinata in uno sprint più che positivo (cinque vittorie ed un pareggio nelle ultime sei). Complimenti anche alla difesa e, soprattutto a Mancini che, più di tutti, incarna questo credo, e, in assenza di Pellegrini, incarna il vero romanismo. Guido D'Ubaldo, infatti, sulle colonne de Il Corriere dello Sport scrive: "Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (...) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all'attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley".
Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.
A. VOCALELLI - LA GAZZETTA DELLO SPORT
Non è ancora fatta - e sarebbe imperdonabile pensare a una passeggiata a Verona - ma la vittoria nel derby ha lanciato la Roma verso la Champions. (...) Tagliare il traguardo sarebbe una soddisfazione immensa per loro, una gioia per un pubblico fantastico, una dimensione quasi sconosciuta per molti giocatori e un'altra perla nella carriera di Gasperini. Con un dato, oggettivo, che sta lì a dimostrare la bontà del suo lavoro: se riuscisse a chiudere il cerchio, sarebbe l'unico allenatore insieme a Conte - nel vorticoso giro delle panchine - ad aver centrato la Champions negli ultimi due anni. (...) Di sicuro il suo lavoro alla Roma, è racchiuso nella regolarità che ha avuto in campionato, tra assenze prolungate e momenti ad alta tensione: 36 punti nel girone d'andata, 34 nel ritorno. Con undici sconfitte, di cui si è tanto parlato, bilanciate da 22 vittorie nelle altre 26 partite: perché il suo è un calcio aggressivo, a volte rischioso ma che parte da un presupposto: meglio provarci, sempre, che accontentarsi. (...) Non è fatta, come dicevamo, ma la zona Champions non è più un sogno, ma una realtà mai così vicina negli ultimi sette anni. Il pensiero fisso, la bellissima ossessione, di un allenatore che nel 2018-2019 portò il giovanissimo Gianluca Mancini a stabilire il suo record personale di gol in serie A. La sua doppietta di ieri, la prima in carriera, era forse scritta nel destino.
G. D'UBALDO - IL CORRIERE DELLO SPORT
Da otto anni la Roma non era padrona del suo destino per entrare in Champions. L'ultima volta che si qualificò fu nel 2018, con Di Francesco in panchina. (...) Nel finale di questo incertissimo campionato la Roma ha dato un'accelerazione determinante: cinque vittorie e un pareggio nelle ultime sei partite. Una rincorsa coronata con la vittoria nel derby: da sei gare i giallorossi non perdono la stracittadina, Gasperini ha centrato la doppietta tra andata e ritorno, l'ultimo a riuscirci era stato
Ranieri. La Roma ha fatto sedici punti che le hanno permesso di scavalcare la Juventus, di restare appaiata al Milan al terzo posto e tenere a distanza il Como. Un rendimento impressionante, una cavalcata cominciata la sera dello strappo di Ranieri con Gasperini, poco prima del calcio d'inizio della partita contro il Pisa. Fondamentale è stato il contributo dei difensori goleador.
Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (...) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all'attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley. Dei cinquantasei gol realizzati ben diciassette sono del reparto arretrato. (...) Per Svilar è stata la cinquantesima partita conclusa con la porta inviolata, la diciassettesima in questo campionato. La Roma ha subito gli stessi gol di Inter e Juventus, solo il Como ha fatto meglio. Adesso basta l'ultimo sforzo a Verona per tornare in Champions.
M. FERRETTI - CORRIERE DELLO SPORT
Mancano novanta minuti e spiccioli alla fine del campionato, è la Roma, vincendo il derby, è tornata ad essere padrona del proprio destino nella corsa per arrivare tra le prime quattro della Serie A. (...) Se tutto fosse finito ieri, Gian Piero Gasperini, quarto, avrebbe già centrato un obiettivo ignorato sistematicamente dalla società ma presente fin dalla scorsa estate nella testa sua e in quelle dei suoi calciatori. E di questo gli va dato atto in maniera chiara e indiscutibile. Perché GPG non si è mai nascosto, ha sempre messo in piazza la propria ambizione (convinzione?) facendo talvolta la figura del mestierante poco sincero. (...) Invece non bluffava, ci credeva davvero e lo ricordava ai suoi giocatori, che non l'hanno mai preso per pazzo. Ma che, al contrario, gli hanno creduto e lo hanno seguito. (...) C'è stato un (lungo) momento in cui nella Roma regnava il caos più totale eppure Gasp non ha mai perso la bussola. Ha continuato a lavorare come se intorno a lui fossero tutte rose e fiori (e dirigenti amici). (...) Sarà anche vero (lo è, ovviamente) che il campionato dal punto di vista tecnico non è stato il massimo, e che la Roma ha perso 11 partite, ma non si può dimenticare che (finora…) ne ha vinte il doppio, 22. E meglio della Roma hanno fatto soltanto le prime due della classe, Inter e Napoli. (...) La proprietà della Roma deve fidarsi di lui.
Che non significa dare in mano all'uomo di Grugliasco tutto e tutti: no, significa semplicemente ascoltarlo e dar corpo ai suoi suggerimenti. La squadra è migliorabile in ogni ruolo: per un salto di qualità importante, sarà necessario non sbagliare le mosse sul mercato. E non soltanto in tema di acquisti. Il gruppo oggi a disposizione di GPG non sarà (non lo è…) il migliore del campionato ma non è neppure tutto da buttare via. (...) Dan & Ryan, la palla passa alla vostra famiglia…
P. CONDÒ - IL CORRIERE DELLA SERA
Ha sentenziato Scott McTominay, colpendo di giustezza a Pisa e liberando presto il Napoli dall'ansia. Ha urlato
Gianluca Mancini, autore di due gol brutali nel derby. Ha risposto Christopher Nkunku, guadagnando e trasformando il rigore del sollievo milanista. Ha esultato Alberto Moreno, decisivo per tenere in quota il Como. Ma nel mezzo di questo concerto, amplificato dalla contemporaneità delle partite, il suono più rumoroso è stato il silenzio tombale della Juventus. (...) La Juve, che era entrata in campo da terza in classifica, si ritrova addirittura sesta, dipendente non da uno ma da almeno due colpi di scena nell'ultima pagina del libro, perché il Como in stagione l'ha battuta due volte e il primo dei non eletti è diventato lui. (...) Si parla di pressione che il Napoli non ha subito, di occasioni da cogliere come ha fatto un Milan col fiatone, del calore con cui la Roma ha reagito al buon avvio della Lazio, della resistenza opposta dal Como nel finale al gran ritorno del Parma. Quell'arte di arrangiarsi anche con poco che la Juve proprio non possiede... (...)
T. CARMELLINI - IL TEMPO
La Roma ride, la Lazio piange. E non tanto per il secondo successo stagionale in una stracittadina, quanto per un bilancio che tra novanta minuti sarà definitivo e non lascerà spazio ad alibi di nessun tipo. E cosi il cielo della capitale si tinge a tinte forti tra sorrisi goderecci, polemiche e pianti con l'aggiunta dei soliti sfottò da post derby. Una stracittadina che alla faccia dei soliti noti che hanno provato di tutto per boicottarla, posticiparla, sminuirla, è filata liscia come l'olio senza problemi né incidenti tra le tifoserie: solo qualche scaramuccia tipica da derby in campo con Maresca costretto a tirar tuori due rossi per calmare gli animi. Da una parte il tifoso della Roma che gode come un matto perché le chance, al momento veramente concrete, di vedere la propria squadra in Champions il prossimo anno sono diventate reali proprio grazie alla Lazio. I «cugini» prima hanno azzoppato la Juventus diretta concorrente per il quarto posto e ieri sorpassata dai giallorossi, togliendole quattro dei sei punti in palio negli scontri diretti. E poi hanno ceduto il passo all Olimpico bissando la sconfitta della gara d'andata. Ora novanta minuti per continuare a sognare, ma stavolta con il coltello dalla parte del manico. La Roma è padrona del suo destino. A Gasperini serve un successo domenica prossima a Verona per portare i giallorossi in Champions dopo sette anni: ultimo match giocato il 6 marzo del 2019. Un sogno che si può avverare ma per il quale serve massima attenzione: domenica sarà vietato sbagliare… Juventus docet. Dall'altra parte del Tevere il tifoso biancoceleste che di questa stagione non ne può davvero più. Al netto delle due finali (una giocata e persa, l'altra da disputare in Supercoppa sempre contro (Inter), resta l'amarezza per esser rimasti fuori dall'Europa e non aver mai potuto credere in qualcosa. Ma soprattutto pesa uno strappo con la proprietà che ha «costretto» la tifoseria a disertare l'Olimpico per tutta la stagione. Una polemica prima innescata dalla tifoseria organızzata, ma poi presa in carico da tutti gli amanti della Lazio che di vedere un club gestito in questo modo non ne volevano sapere. E qualcosa vorrà pur dire…
Il problema è una trattativa inesistente tra un presidente-padrone che non vuole aprire ai tifosi e un popolo ormai stufo di sentirsi trattare da «cliente». Cosi il diktat lotitiano «la Lazio è mia e la gestisco io» sta continuando a far danni a una squadra che ha bisogno invece del suo pubblico e di un progetto credibile alle spalle. Per una volta il patron biancoceleste dovrebbe provare a fare un passo indietro e, se non a vendere il club, almeno trovare una direzione o un presidente di facciata che gestisca la società e i rapporti con una piazza mai così scontenta. E un escamotage che in più di una realtà è stato adottato e, al momento, sembra l'unica via di uscita tra un proprietà che non vuole lasciare e una tifoseria ormai disamorata. Anche ieri, ennesima polemica perché dopo una sconfitta in quel modo il popolo biancoceleste non ha gradito il Lotito sorridente inquadrato in tu nella tribuna autorità del Foro Italico alla finale degli Internazionali stravinta da Sinner. Un appuntamento da non mancare per chi fa dei rapporti istituzionali uno dei suoi punti al forza: fosse lo stesso con i tifosi avrebbe molti meno problemi a gestire la «sua» Lazio su tutti i fronti. Non è casuale infine l'ennesimo strappo con Sarri: il tecnico toscano ha chiesto un incontro chiarificatore a fine stagione, perché non ha nessuna intenzione di andare avanti così. E il «non mi stanno a sentire» sparato ieri davanti ai microfoni dopo la partita non fa che confermare quando appena detto su Lotito.
A. SORRENTINO - IL MESSSAGGERO
Alla fine del derby l'Olimpico giallorosso, che ieri era tutto l'Olimpico, gorgheggiava "Tanto pe' cantà", il brano della spensieratezza e del trovare la felicità nelle piccole cose, magari solo con un velo di malinconia. (...) E in mezzo a questo tripudio di romanità, a saltare sotto la Sud sperando che ner petto me ce naschi 'n fiore chiamato
Champions, c'era Gian Piero Gasperini da Grugliasco, l'uomo del nord che ieri sembrava romano e trasteverino; del resto come affermava Bibì-Claudio Gora
nel Sorpasso «a Roma dopo tre giorni si diventa tutti romani» (ma lo diceva col dispetto del milanese imbruttito). Anche Gasp è diventato ben presto un romano ma rimanendo se stesso, e infatti siamo qui a elevare un epinicio anticipato al tecnico che ha portato la Roma dove nessuno negli ultimi anni, nemmeno Mourinho: a 90 dalla fine è padrona del suo destino e se vincerà a Verona (ma potrebbe non essere nemmeno necessario) tornerà in Champions dopo 7 anni. (...) In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi
ingarbugliati per via del fischio d'inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una
Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo. (...) La Lazio, che ieri ha giocato la partita zero del suo anno zero e con la curva deserta, una cosa turpe in un derby, alla fine di una stagione di totale espiazione, beccando due gol uguali per colpa della famigerata difesa a zona sui calci piazzati. Sta per finire un'annata orrida, inutile almeno quanto gli appunti che Sarri verga febbrilmente in panchina da mesi, da anni, e più scrive più la squadra affonda. Dove va questa Lazio? Mistero. Qualcuno lo spieghi, perché l'unica cosa chiarissima è che la gente non ne può davvero più.