La penna degli Altri
Doppietta e rinnovo per Mancini. 90 minuti da eroe
Baciamano alla Roma, inchino alla Curva Sud. Che romanticone, Mancini, gentleman spietato quando vede biancoceleste. Il suo derby è la promessa di un matrimonio eterno: a Trigoria fino al 2030; manca solo la ratifica del contratto già confezionato. Lo si legge pure in quel sorriso strappato a Ryan Friedkin, vicepresidente che prima della partita s'è inventato uomo spogliatoio. Discorso motivazionale alla squadra dopo le richieste del tecnico Gasperini: «Ryan, fatti conoscere meglio dal gruppo».
Detto fatto, neanche avesse la bacchetta magica: «Non mi sarei mai aspettato di fare doppietta», confessa Gianluca mentre consola l'El Shaarawy piangente («Stephan, sei un ragazzo d'oro, questa resterà sempre casa tua») e tiene in braccio la figlioletta Bianca.
Parla con il cuore, l'eroe dei due derby. E con la testa, suo marchio registrato che già il 6 aprile del 2024 aveva condannato la Lazio. Stesso timbro, anche stavolta, ma doppio: nessun difensore, nella storia del derby di Roma, c'era mai riuscito. è spinto due volte oltre le colonne d'Ercole della sua area di rigore, Mancini senza confini: centrale, terzino, centravanti perché no? Il destino preso a testate, riscritto come vuole lui. «Ragazzo del sesto posto» a chi? Quell'etichetta se l'è strappata di dosso, con tutta la forza possibile, come quando afferra tra le mani lo stemma della maglia sbrillentata, quasi accartocciata per tempestarla di baci. E come pure aveva chiesto Gasperini: «I miei giocatori non sono mica la banda del sesto posto. Non chiamateli così, per favore. Mi dà fastidio», la preghiera dell'allenatore qualche settimana fa. Non ce ne sarà più bisogno, se la Roma ora quarta e padrona del suo destino a una giornata dal termine - centrerà la qualificazione alla prossima Champions League.
Profumo d'Europa, quella che conta. La stessa che Mancini e compagni avevano sognato e accarezzato, per 120 minuti e oltre, durante la maledetta finale di Budapest del 2023. [...]
Numeri pazzi, i suoi e quelli dei colleghi di reparto che indossano la maschera degli attaccanti: cinque stagionali anche per Ndicka; tre per Hermoso; uno per Ziolkowski. Senza contare quelli dei terzini, difensori solo in teoria: la cinquina di Wesley e i gol - uno a testa - di Celik e Rensch. Le statistiche di una Roma che non è solo Malen. [...]
(La Repubblica)