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La penna degli Altri

Il terribile déjà vu e la lupa sul petto

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Chiamarla coincidenza, forse, è poco. Un terribile déjà vu, 30 anni dopo. Stesso stadio, stessa porta per il gol decisivo, stessa coppa - con nome aggiornato - e stesso giorno: 19 marzo. Dal 1996 al 2026, da Roma-Slavia Praga a Roma-Bologna. La rimonta riuscita, quella di 30 anni fa più epica, e poi il nulla che ne rimane, tranne l'enorme delusione. La serata, all'Olimpico, era iniziata coi migliori presupposti. L'aria magica delle notti europee, (...) e il quadro è completato dalle "bandierette" che in Curva formano una Lupa nera al centro, tra bande gialle, rosse e bianche. "Io d'amarti non la smetto, sei la squadra del mio cuor" è il coro che accompagna i primi 5' di partita. Il campo, pero, da subito i primi segnali discrepanti, fino al gol di Rowe. In generale, nonostante la cornice sia quella delle grandi serate - 63.991 spettatori, tra cui Ryan Friedkin, bentornato, e oltre 3.000 ospiti - il tifo difficilmente alza i decibel sopra la media. Eccezion fatta per la Curva, ovviamente, che prova a spingere ininterrottamente. Il pari di Ndicka ravviva l'ambiente, ma la gara poi, a cavallo dell'intervallo, scivola sul 3 a 1. A quel punto, esce la rabbia: "Tirate fuori le palle", canta la Sud. La squadra la ascolta. (...) Il Bologna rallenta il ritmo, ancora, e il 4 a 3 non arriva, con Kovacs, poco apprezzato da queste parti, che rimanda il verdetto ai supplementari. La Sud riparte dall'inizio, da
"Roma, Roma", la Lupa della coreografia si ricompone e tornano le bandiere. Come 30 anni ta, però, alla fine sono gli avversari a segnare, sotto la Nord e a fare festa col settore. (...) L'ultimo sussulto è il possibile rigore su Vaz, ma Kovacs lascia correre prima della fine. A quel punto il Bologna fa festa, la Roma va verso la Sud, che la respinge fischiando. Per la prima volta in stagione. Non come 30 anni fa.

(Il Romanista)

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