La penna degli Altri 30/11/2025 09:45

Nela: "Roma-Napoli non è decisiva. Gasperini? Stupito dalla disponibilità che ha dai calciatori"

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LIBERO - Sebino Nela, leggendario difensore della Roma, ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna del quotidiano e tra i vari temi trattati si è soffermato sul big match di stasera contro il Napoli (in cui giocò dal 1992 al 1994). Ecco le sue dichiarazioni.

Una Roma locomotiva, un Napoli discontinuo ma in ripresa. Che sfida sarà?
«Un'ottima partita: grandi allenatori, bel gioco di entrambe. Non la vedo decisiva per la stagione, ma chi vincerà prenderà forza e consapevolezza».

Quale zona del campo sarà decisiva?
«Gasperini punta molto sugli esterni, Conte gioca in maniera diversa. C'è spirito di sacrificio, lo dimostra come Hojlund tornava a difendere contro l'Atalanta. Mi ha sorpreso la riconferma di McTominay, nei giallorossi invece ci sono stati evidenti miglioramenti tra i veterani, tipo Mancini e Cristante».

Un'altra bella sfida sarà in porta, dove Svilar e Milinkovic-Savic spiccano finora assieme a Maignan. Chi preferisce?
«Dico Svilar, è cresciuto tantissimo: sicurezza, letture, personalità. Non è un caso che su di lui girino voci di mercato».

Alla Roma manca il bomber, Gasperini ha parlato di "provare nuove soluzioni davanti": cosa le stupisce più di lui?
«La disponibilità che ha dai singoli. Gasp ti fa lavorare davvero: intensità alta, velocità di pensiero e di gioco. La squadra ha capito subito cosa chiedeva, e sa anche reagire nei momenti di difficoltà».

A Roma giocò 11 anni: un pezzo di vita.
«Ci arrivai perché il presidente del Genoa mi vendette senza dire nulla. Lì appresi il "senso di appartenenza". Mi è sempre piaciuto stare dalla parte dei più deboli, e insieme ai compagni siamo cresciuti. La gente passò dal chiamare il club "Rometta" a rispettarlo. Ancora oggi le persone ricordano lo formazione dello Scudetto del 1983 piuttosto che quella del 2001. Il campionato perso all'Olimpico contro il Lecce nel 1986 fu il più grande rammarico, perché era praticamente nostro. Anche più della finale di Champions persa contro un Liverpool straordinario».

A Napoli ci andò quasi all'improvviso.
«Sarei rimasto a Roma fino alla fine, ma per questioni interne dovetti farlo. Mi volle Ottavio Bianchi. La squadra era forte, ma rischiava di retrocedere. Alla fine ci salvammo e l'anno dopo andò meglio».