La penna degli Altri
Infortuni da record in Serie A, figli indesiderati del bel calcio
Ci sono quasi più giocatori in infermeria che reti segnate in Serie A. La conta dei feriti procede a ritmi vertiginosi: non fai in tempo a recuperare un infortunato che se ne fermano altri due. Ci sono squadre quasi disperate: oggi il Napoli su tutti, ma anche Milan e Roma se si resta alla parte alta della classifica, e prima era stato il turno di Atalanta e Juventus. Che i calendari siano intasati al punto da provocare persino un certo distacco degli appassionati non c’è dubbio. Ma, a guardar bene, il numero totale degli incontri per i giocatori di alto livello è invariato da più di 15 anni: il campionato a 20 squadre c’è dal 2004, la formula di Champions ed Europa League che prevede la disputa di (almeno) 13 partite per arrivare in finale è in vigore dal 2003 e, anzi, nelle stagioni precedenti per la Champions ce ne volevano 17. Semmai quel che è cambiato è che ora si possono fare cinque sostituzioni e abbassare così il minutaggio dei titolari. Perciò, fermo restando che una profonda riforma dei calendari è comunque necessaria, per capire le ragioni di questa travolgente ondata di infortuni occorre cercare anche altrove. Colpisce per esempio l’accresciuta gravità media delle diagnosi: mai prima c’erano state tante rotture dei legamenti crociati del ginocchio e sempre più spesso le lesioni muscolari sono di secondo grado. Però è probabile che ci sia una correlazione con l’aumento dell’intensità del gioco registrato in Serie A in questi ultimi mesi: partite disputate a ritmi più alti, dal primo all’ultimo minuto, con meno interruzioni. Un cambio di passo, apprezzabile e apprezzato, forse non adeguatamente supportato da una analoga modifica nei sistemi di preparazione.
(gasport)