La penna degli Altri 29/12/2018 09:31

Anche sugli stadi chiusi il governo si spacca: sì di Conte, no di Salvini

LA REPUBBLICA (P. G. BRERA) - Il premier Giuseppe vorrebbe fermare il calcio — un «segnale di cesura» per «una pausa di riflessione» sulla violenza e sul razzismo che lo inquinano — ma fa appena in tempo a chiarire che è solo «una mia opinione da cittadino» che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si schiera sul fronte opposto: «Chiudere gli stadi e vietare le trasferte condanna i tifosi veri, che vanno distinti dai delinquenti, ed è la risposta sbagliata», dice bocciando anche la linea dura proposta giovedì dal di Milano, Marcello Cardona, per la morte dell’ultrà. La sua soluzione, ribadisce, è un’altra: mettere intorno a un tavolo, il 7 gennaio al Viminale, «società sportive, tifoserie e arbitri per ragionare tutti insieme su come portare pulizia, tranquillità e sorriso nei campi di calcio». Salvini lo aveva già annunciato giovedì mattina, ma ieri ha corretto il tiro sul punto più controverso, cioè l’invito esteso alle tifoserie: «Quelle organizzate, riconosciute, pulite e tranquille», puntualizza spiegando il progetto cui lavora insieme al sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti. Bisognerà fare l’elenco dei buoni e dei cattivi, insomma, e l’impresa di assegnare patenti adeguate è già di per sé parecchio complicata.

L’idea di Salvini e Giorgetti è lasciare il compito alle società, ma intrecci e interessi economici che legano i due mondi rischiano di mettere a tavola chi dovrebbe sedere al tavolo degli imputati, piuttosto. «Se vuole essere utile, il ministro Salvini deve recuperare credibilità — lo attacca Matteo Renzi i cori razzisti fanno schifo sempre, e qualche anno fa li intonava lui contro i napoletani». E l’ex premier, Paolo Gentiloni: «Ora tutti a condannare le bande di ultras. Peccato che il ministro dell’Interno è andato a omaggiarli, dieci giorni fa». Insieme ai “tifosi”, al tavolo al Viminale ci saranno non solo le società di calcio ma anche arbitri, calciatori, allenatori e giornalisti sportivi per formare un «osservatorio allargato» al quale vice premier e sottosegretario sottoporranno come prima idea quella che «certe partite non si giochino più in notturna». Servono «meno business e più valori e rispetto in campo», dice Salvini. A saltare sarebbe dunque la programmazione delle tv, un’idea ambiziosa nel mare di denaro che regola la cessione dei diritti. «Le partite più a rischio — dice Salvinisi devono giocare alla luce del sole e con elicotteri che possano controllare eventuali delinquenti, che non chiamo tifosi». Altra idea pronta è il rafforzamento degli steward: potrebbero essere impiegati anche fuori dagli spalti per gestire e selezionare gli accessi. Poi c’è il jolly: responsabilizzare le società a scegliere le tifoserie accreditate e a favorirne l’acquisizione di quote. È la ricetta tedesca, serve a stimolare queste ultime a tenere a bada le truppe visto che pagherebbero di tasca propria eventuali sanzioni disciplinari. Che sia indispensabile agire lo sostengono anche Uefa e FifPro (la federazione dei calciatori): chiedono «tolleranza zero» e si dicono «molto preoccupate» per il «mancato rispetto del protocollo antirazzismo, ampiamente condiviso». E se il di Milano, Renato Saccone, boccia le richieste del di chiudere lo stadio e vietare le trasferte perché «l’obiettivo è isolare i violenti» e «non si può far pagare a tutti comportamenti criminali», è poi lui stesso ad annunciare che «terminata l’efficacia dei provvedimenti della giustizia sportiva» potrebbero arrivare «probabili provvedimenti di chiusura di parti della curva dove sono gli ultras». Oggi, intanto, torna il calcio giocato; e l’idea di fermare tutto per riflettere, lanciata dal tecnico del Carlo , continua a dividere gli stessi allenatori.