Era il 2000, Totti era giovane e comunque più tardi imparò a incatenare le partite alla bandierina. Non ha procurato pochi punti alla sua Roma con tale gioco di prestigio. Quella fu la sua prima vera Nazionale (anche se lesordio assoluto risale allautunno del 1998) e se la storia fosse cominciata con un titolo non ci sarebbe stato nulla da dire. Cominciò con un secondo posto e non cè nulla da dire lo stesso. Il selezionatore era Dino Zoff, che spesso lo faceva giocare e talvolta no, per insegnargli lumiltà. Adesso non cè più bisogno di lezioni. Totti ha imparato quello che cera da imparare e a 37 anni ciò che non gli si è ancora impresso nellanima non lo marchierà più.
IL SEGNO - Crescita, caduta, riscatto. La sceneggiatura delle vicende di Totti in Nazionale è senza macchia. Arriva Marcello Lippi, un Totti ormai maturo marcia sui sentieri tracciati dalla spettacolare Roma di Spalletti. Richard Vanigli lo abbatte, lui si rialza con la determinazione che da quel momento non lo abbandonerà più. Riesce a giocare quel Mondiale, ed è una prodezza. Non è pronto, ed è il segno del fuoriclasse quel rigore infilato nei minuti extra contro lAustralia. Nessuno voleva tirare perché il pallone era una sfera di piombo. In finale Totti è distrutto, eppure la Francia tiene tre centrocampisti a fare la guardia finché lui non esce. Si vede diventare campione del mondo dal ciglio del campo. Non ci fosse mai riuscito, sarebbe stata una crepa strutturale nelluniverso del calcio.