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La penna degli Altri

Quando Zeman fu cacciato da Napoli «Decise Moggi»

La scelta di affidare la panchina al combattente numero uno del sistema calcio durò appena un paio di mesi: 2 pareggi e 4 sconfitte in campionato più l'eliminazione in Coppa Italia lo condannarono all'esonero (il quinto fino a quel momento) da una squadra che neanche il subentrante Mondonico riuscì poi a salvare dalla retrocessione. Una ferita ancora aperta per Zeman, che in seguito attribuì il suo licenziamento alla guerra di poltrone tra il neo presidente Corbelli e l'ad Ferlaino.

Un'accusa diretta, e mai ritirata, che coinvolse anche la figura del vecchio nemico Luciano Moggi (allora dirigente della ) sui possibili condizionamenti esterni. «Ferlaino - ha raccontato Zeman in tribunale durante le udienze di Calciopoli - mi licenziò dal dopo otto giornate. Lo stesso presidente avrebbe poi detto che ero stato chiamato a per volontà di Moggi e che esisteva un progetto del della per distruggermi». Nonostante gli scarsi risultati ottenuti sul campo, il pubblico napoletano non fischiò mai Zeman, riservando insulti e minacce a Ferlaino: gli lanciarono una molotov nel giardino di casa.

A quasi tredici anni di distanza, il ritorno al San Paolo gli regalerà comunque uno scenario diverso. La sfida con il collega Mazzarri lascia spazio a tutte le possibilità: nei quattro precedenti in campionato tra i due tecnici nessuno ha ancora avuto la meglio. Ma la Roma di Zeman non pareggia mai.

 

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