La penna degli Altri 23/10/2012 20:34

Scommesse, tutti a lezione alla scuola di polizia



Macalli è stato duro, come sempre: “Gli stadi sono fatiscenti, fa schifo quello che succede in certe curve, impunite”. E ha attaccato la magistratura. Il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo, ha difeso “le forze dell’ordine, che fanno il loro dovere” e anche la magistratura, ma si è detto stupito di vedere “calciatori che sono stati in galera e ora sono di nuovo in campo”. E’ intervenuto allora il della Figc, Valentini, che ha spiegato:” La giustizia sportiva deve stare in scia a quella ordinaria: abbiamo fatto processi per il calcioscommesse e ne faremo altri. Ma è solo demagogia pensare che noi dovremmo aspettare la conclusione dei procedimenti penali. Ricordo che a , con il rito abbreviato, è appena iniziato adesso l’appello. Che avrebbe dovuto fare la Figc? Sospendere i campionati dal 2006 ad oggi?”.





Non va dimenticato però che, soprattutto negli ultimi tempi, ci sono state non poche lentezze, ingiustificabili in certi casi, della procura Figc: ora i deferimenti per dichiarazioni saranno più rapidi (e stavolta Palazzi è stato veloce con Mandorlini, va detto) e in settimana dovrebbe arrivare il deferimento del mentre entro fine anno dovrebbe toccare anche a
e Lazio. Insomma qualcosina si sta muovendo, anche se i processi a tappe (e soprattutto la vicenda
) qualche sconcerto l’hanno creato. Valentini ha ammesso la necessità di una riforma della riforma sportiva, “ma a bocce ferme, a processi conclusi”. Resterà la responsabilità oggettiva ma verrà rimodulata, saranno previste attenuanti (che già ci sono, per la verità) e i club potranno presentare una autocertificazione annuale, o semestrale, dove dimostreranno cosa stanno facendo contro la piaga delle scommesse. La Lega Pro (per prima) si è affidata ad un’agenzia, la Sportradar: cinque segnalazioni lo scorso anno, e un solo “”. I calciatori sono avvertiti. Inoltre la procura federale Figc dovrebbe essere rinforzata presto con uomini e mezzi. Speriamo in bene.



Il fronte da tenere sotto controllo è sempre più ampio e dopo l’episodio di Livorno c’è stato un ritorno di interesse su certi problemi. L’onorevole Anna Paola Concia (Pd) ha annunciato infatti un’ interrogazione parlamentare al governo: “Se il calcio italiano vuole avere una minima credibilità bisogna prendere provvedimenti seri”. Ma sbaglia il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, anche lui Pd, quando se la prende con l’arbitro che non ha fermato la partita col Verona: il compito, semmai, tocca al funzionario di polizia. Il sindaco non lo sa? E poi Cosimi non aveva chiesto di sospendere la gara del Livorno quando ci furono i cori (anche questi vergognosi) contro i soldati italiani morti a Nassyria e non si è accorto sabato scorso quando da parte di una minoranza di tifosi labronici c’è stato un coro contro i veronesi, “pure voi, nelle foibe ci mettiamo pure voi”. Caro sindaco, gli idioti stanno da tutte le parti. A destra, come a sinistra.



Ha ragione Andrea Abodi, n.1 della Lega di B: “Non si può fare una graduatoria della vergogna”. Ma tenere sempre la massima attenzione: anche gli insulti ai napoletani (ripetuti sabato a Torino) ormai hanno hanno stancato. Torino, lo riscrivo, deve molto a napoletani, pugliesi, calabresi e siciliani. Ci vuole coraggio ma queste frange di idioti che frequentano ancora gli stadi vanno emarginate. Devono starsene a casa loro, a sfogare le frustrazioni. Il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, si è scagliato con durezza contro i violenti (da non confondere con gli ultrà) che hanno appena avuto 44 Daspo: “Mi fate schifo, vi fermerò”. Da alcuni tifosi ci hanno segnalato invece di aver avuto non pochi problemi in occasione della trasferta di Udine, nonostante fossero in possesso di tessera del tifoso, di documento di identità, di biglietto. Vietato uno striscione (autorizzato) e invitati i tifosi a togliersi le sciarpe. Segnaliamo l’episodio all’Osservatorio: le norme dovrebbero essere uguali in tutta Italia, o no? Bisogna riportare i tifosi (per bene) in trasferta, non scoraggiarli. Ma punire chi sgarra.