La penna degli Altri 14/08/2012 11:25

Quando attaccano la Figc nessuno però si scandalizza

È il caso della che vuole vincere sempre. Sul campo, in tribunale e soprattutto a parole. Se lo scorso 2 agosto, dopo le richieste di pena del procuratore federale Stefano Palazzi, il club bianconero, per bocca del suo presidente Andrea Agnelli, si può permettere, un attacco violentissimo alle istituzioni («la Federcalcio e la giustizia sportiva sono fuori da ogni logica di diritto e di correttezza: ci scontriamo contro un sistema dittatoriale») senza che nessuno abbia avuto voglia di zittirlo o deferirlo (non sia mai), fa sorridere che ieri l’ad Beppe Marotta chieda la punizione di Zeman solo perché ha espresso un suo pensiero sulle squalifiche nel calcio.
 
Senza mai, tra l’altro, citare , proprio come non fece i nomi di Del Piero e Vialli nell’estate di 14 anni fa quando consigliò al nostro calcio di uscire dalle farmacie. Anche allora diventò lui il colpevole: perché aveva denunciato, ovviamente. Marotta, ben istruito dai tanti nemici dell’allenatore romanista che collaborano con il club bianconero, ha ricordato quel Lecce-Parma finito 3 a 3 che fece tanto arrabbiare Zeman. L’ad bianconero smaschera l’omessa denuncia del boemo, simile a quella che inchioda al momento . Sfrutta, però, male il suggerimento. Dimentica un’intercettazione dell’arbitro Massimo , figura primaria del sistema Moggi, dopo quella gara: «Abbiamo fatto un’opera d’arte». Era fine maggio 2005, in piena Calciopoli. Il riferimento che proprio non ci voleva nel giorno in cui il ct Cesare Prandelli difende e cancella per sempre il codice etico. Sarà per un altro calcio. Non il nostro.