La penna degli Altri 24/11/2011 09:27

Totti, altri guai. Ma con De Rossi la Roma sogna

Io, lui, il cuore «Ma Francesco — ribatte Daniele — si porta dietro una luce quando cammina». Davvero una bella definizione, e schietta. non è tipo da frasi di circostanza, e infatti «se devo trovargli un difetto — aggiunge — è permaloso. In passato litigammo una volta, ma non mi ricordo nemmeno più per cosa...». Comunque, a scanso di equivoci. «Io e lui siamo molto diversi. Lui è un vero romano, spavaldo. Io, invece, fuori mi chiudo, un po' per carattere, un po' perché siamo a Roma... Ma dentro sono un vulcano, mi piace dire sempre la mia, a volte agisco troppo d'impulso, sto lavorando per metterci un freno». Ma a Io, Chiara e l'Oscuro, programma cult di Radio 2 condotto da Chiara Gamberale, parla a ruota libera, di tutto tranne del suo contratto (se la caverà con una battuta poco rassicurante). Parla di sè e della Roma, in cui è assoluto protagonista e, da un paio di mesi, praticamente unico leader. Al punto che è diventato surreale parlare di come capitan futuro: il presente calcistico non è mai stato così suo, e non solo a Roma. Il che inorgoglisce ma al tempo stesso inquieta il tifoso giallorosso: fuori dal Grande Raccordo piace a tanti, allettati dalla scadenza del suo contratto, e se qualcuno alla fine — è il timore — riuscisse a convincerlo? Lui non chiarisce. «Rassicurare la gente sul mio futuro — gli chiedono —? Ma il cuore è fatto apposta per palpitare». E l'impressione è che la vicenda terrà tutti — Roma, Milan, Manchester — sulla corda ancora un po'.

Più in là E altro tempo i tifosi dovranno aspettare pure per vedere una Roma vincente. «Quest'anno mi pare difficile», dice. Il che non vieta di provarci e sognare. «Scudetti e gli vogliamo vincere tutti, ed è giusto inseguirli, anche oggi». La sua Roma — «Un tempo mi faceva paura, poi mi sono adattato. Qui si vive di estasi e mazzate, dalle quali riesci a rialzarti anche grazie ai tifosi» — nelle ultime ore ha incrociato passato e presente, complice una visita inaspettata. «Capello è venuto a Trigoria e sono andato a salutarlo. Capisco il risentimento dei tifosi, ma a me ha fatto del bene, anzi è stato l'allenatore più importante per la mia crescita. Anche Lippi, è stato quasi un padre». E Luis Enrique? «Ha un credo e delle idee precise. Sono regole calcistiche e comportamentali. È un tipo vicino ai giocatori, ma non scende a compromessi». 

Voto? No grazie Nel finale è un tutto privato, mai così pubblico. Dagli affetti (
«Soprattutto mia figlia Gaia, il mio unico pensiero è che abbia un futuro sereno») ai sogni («Da piccolo volevo diventare magistrato. Ora il mio sogno è personale ed extracalcistico»), fino alla politica. «Berlusconi? Era arrivato il suo momento. Io non voto, non trovo nessuno che mi rappresenti, ma Veltroni l'ho conosciuto e con lui mi sono trovato bene». È già un passo avanti.