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La penna degli Altri

La terza volta non si scorda mai

Passato al Real Madrid per ventuno milioni di euro nel 2007 la storia di ripete. Gioca bene, dimostra di avere senso della posizione, geometrie e una gran classe, rifornisce di assist i compagni, ma niente gol fino al campionato 2008-09, quando ne segna uno di testa su calcio di punizione di un compagno. Poi più nulla fino a alla gara con il Lecce, nella quale realizza la prima rete con la Roma dopo appena 9 partite in giallorosso, ovvero molto prima di quanto aveva fatto nel Boca e nel Real. Merito di una serenità ritrovata insieme al posto da titolare (regista basso davanti alla difesa, che è poi il suo ruolo naturale) e alla maglia della nazionale argentina, che è tornata a convocarlo proprio in virtù delle sue belle prestazioni con la Roma. E pensare che quando lo acquistò negli ultimi giorni di mercato sembrava essere solo uno in più, forse neanche necessario, da aggiungere alla rosa giallorossa 2011-12. A distanza di tre mesi, invece, è diventato uno dei pilastri della Roma di Luis Enrique. Anzi, è il pilastro centrale dell’intero sistema di gioco predicato dall’allenatore spagnolo. Alzi la mano chi lo aveva previsto.

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