La penna degli Altri 16/09/2011 09:54

Luis è «intoccabile». Ma la rivoluzione passa da San Siro



Pazienza
Ecco. Perché il sogno romanista non si rattrappisca subito, perché la rivoluzione culturale annunciata da non ripieghi su se stessa, perché — sempre per dirla con Gaber — chi ha il desiderio di spiccare il volo per cambiare il calcio (almeno a Roma) non si ritrovi presto senza nemmeno più l'intenzione del volo, ci vuole pazienza. Poca? Tanta? Di quanto tempo ha bisogno questo progetto per spiccare il volo? Uno, due anni? E quante partite serviranno a Luis Enrique per ingranare? Non importa, sostiene la nuova Roma: contano di più le idee, le intenzioni, le nostre sono le migliori, come l'allenatore che abbiamo scelto. I tifosi lo hanno capito, e domenica non hanno voluto infierire. Ma cosa diranno del progetto, della squadra, di Luis Enrique se per caso disgraziatamente le cose non andassero bene nemmeno a San Siro, domani sera?



Avanti...
Massimo D'Alema, che comunista è stato e romanista continua ad essere, invoca pazienza: «Diamo tempo a Luis Enrique, proviamolo. Se alla fine avrà fatto male, lo manderemo via. Ma tenga la squadra unita intorno all'allenatore». ce la sta mettendo tutta, bisogna dirlo: prima il messaggio di pace urbi et orbi, poi la cena compattatrice dell'altra sera, organizzata per cementare il gruppo. Di più, non può. Per dare una spinta a Luis Enrique e a tutto il carrozzone, potrebbe ricominciare a segnare, sì. Anche perché se non lo fa lui... i suoi compagni di reparto sono diventati tutti stitici. E San Siro è stadio che si presterebbe pure, avendo «ospitato» già 12 gol di (cinque all'Inter e sette al Milan, compresi i due che realizzò in Coppa Italia), alcuni peraltro assai belli, il cucchiaio del 2005 su tutti. Ma, come dice il proverbio, aiutati che Dio ti aiuta, e se continua a giocare così distante dalla porta, diventa più difficile che sia lui a togliere le castagne dal fuoco a Luis Enrique. Ieri lo ha schierato al centro con e Borriello ai fianchi, ma conta poco, l'asturiano mischia continuamente le carte.



È quello giusto?
Il modulo e la sua applicabilità alle caratteristiche dei calciatori della Roma, se sia quello più

giusto o se invece vada modificato, in generale il credo calcistico di Luis Enrique è l'argomento più dibattuto in questi giorni a Roma. «Io non cambio — ha tuonato lo spagnolo dopo il k.o. con il Cagliari —, resto fedele alle mie convinzioni, perché sono le stesse che mi hanno portato fin qui». E allora, ci si può soltanto chiedere se i giocatori, soprattutto i nuovi con cui l'allenatore lavora solo da una decina di giorni, col tempo si riveleranno interpreti efficaci del suo . Quanto tempo? Torniamo alla necessità di essere pazienti, soprattutto con Luis Enrique. Di lui qualcuno nella Roma dice: «È un grande allenatore, speriamo faccia in tempo a dimostrarlo qui». Perciò, comunque vada con l'Inter, si andrà avanti con lui. Almeno fino a... dopodomani.