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La penna degli Altri

Il progetto c'è ma servono i gol

Chi esce meglio dalla serata tra Ga­sperini e Luis Enrique? Certamen­te lo spagnolo, al primo risultato uti­le da quando è alla Roma ( perchè l’1-1 con lo Slovan Bratislava nel ri­torno di Europa League è stato più di una sconfitta). Anche Gasperini ­si fa per dire - può festeggiare: alla quarta partita con l’Inter è riuscito a non perdere. Il che vuol dire tan­te cose, soprattutto che il suo progetto è ancora avvolto nel mistero. Raramente, forse mai, nella sua storia l’Inter era stata costretta a chiudersi così in difesa a San Siro.

E proprio dai tifosi sta arrivando la bocciatura più pesante: tantissimi i fischi, addi­rittura un boato di disap­provazione quando Mun­tari è entrato a sostituire Forlan. L’Inter, campione del mondo in carica, ha fi­nito la partita con un solo attaccante in campo. Che poi abbia rischiato di vin­cere proprio in questo contesto è uno dei para­dossi del calcio: ma la Ro­ma aveva ceduto dal pun­to di vista fisico, era qua­si sparita. Il che vuol dire che Luis Enrique, quando la condi­zione dei suoi sarà cre­sciuta, potrà sperare: il suo progetto è sorpren­dente e al limite del­l’estremo, ma almeno esi­ste. La Roma è ormai una squadra spagnola: mai un allenatore (italiano o stra­niero) era arrivato a tan­to nel nostro campionato, con due centrocampisti nel ruolo di terzini ( ter­mine ormai preistorico) e tre attaccanti. Sulla scia di Guardiola, capace di schierare - in contro il Milan - due cen­trocampisti come difen­sori centrali. Ma Guar­diola allena il
e per ogni gol subìto è in grado di farne il doppio.


E proprio il gol è il pro­blema più serio della Ro­ma: appena 2 in 4 partite ufficiali. Ieri Osvaldo e sono stati bravi a fare squadra, a pressare e rincorrere gli avversa­ri, ma davanti non si sono praticamente visti. Luis Enrique fa bene a inse­guire il suo progetto: per almeno 80 minuti è sem­brato giocare in casa con­tro una provinciale che inseguiva solo il contro­piede. Ma il gol non è un optional, è l’unica cosa che conta nel calcio. E lui ha, nell’organico, le risor­se per ottenere il meglio. Oggi pomeriggio gran­de attesa per la . torna a Siena, dopo la trionfale galoppata del­l’anno passato che riportò i toscani in serie A dopo un anno di purgatorio. Proprio quell’impresa ha convinto la dirigenza bianconera a puntare sul tecnico, che aveva già sfiorato la panchina quando allenava il Bari. A quei tempi, la non lo considerò ancora pronto per il salto, e preferì im­boccare strade che si ri­velarono sbagliate. Con­te, invece, se ne fece una ragione, e continuò a la­vorare con la serietà di sempre: oggi può guidare la , di cui fu capita­no, con malcelate ambi­zioni. L’esordio col Parma è stato strepitoso, oggi serve una conferma, ma il Siena non farà sconti al suo ex comandante. Gli occhi di tutti, però, saranno fissi sull’appun­tamento serale. In un San Paolo esaurito come sem­pre avviene per le grandi occasioni, si sfidano Na­poli e Milan. Il turno di si è concluso felicemente per entram­be. Sono le squadre italia­ne che hanno cambiato di meno, puntando più a mi­gliorare l’organico che a trovare nuovi titolari. Mazzarri ed Allegri si gio­cano anche il titolo di mi­glior allenatore italiano: hanno squadre solide, si­cure di sé. Il sogna di far durare di più il duello scudetto che l’an­no passato svanì troppo presto. Intanto, parte in vantaggio di punti, e cer­tamente giocherà senza complessi d’inferiorità. Non si accontenterà del pareggio, come del resto farà il Milan. Che però, alla fine, se dovesse finire pari, sarebbe la squadra più soddisfatta.

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