La penna degli Altri 08/06/2011 10:46

Maratone, triathlon e surf “Lucho” ama le sfide

LA SFIDA PERFETTA - Un'impresa. Soprattutto quella di convincere una persona razionale e con la testa sulle spalle come la dolce sposa Elena, ultimo ostacolo anche prima della fir­ma con i giallorossi. La consorte avrebbe pre­ferito la destinazione madrilena, per non stravolgere da un giorno all'altro la routine dei figlioletti dai nomi rigorosamente astu­riani, Pacho, Sira e della piccolissima Xana, che inizia a pronunciare proprio ora le sue prime frasi in castigliano, ma la fame di sfi­de di Lucho ha avuto ancora una volta il so­pravvento. Perché il giovane tecnico, dive­nuto celebre attraverso lo sport di squadra più amato del pianeta, nella sua indole ha molto dell'atleta da competizione individua­le. Un'insaziabile necessità di misurarsi con i propri limiti e di spostare sempre più in là la nuova meta da raggiungere. «È indispen­sabile porsi un obiettivo. Senza un obiettivo la voglia di allenarsi sparisce, le scuse per ri­manere tranquillo a casa abbondano e la pi­grizia prende il sopravvento ». Una riflessio­ne inserita, qualche mese fa, nel blog perso­nale e tornata ora di grande attualità, spiega­no le ragioni profonde della sua scelta roma­na. Considerato da tutti come l'erede natura­le di Guardiola alla guida dei big blaugrana, Lucho, dopo aver centrato i playoff per la promozione in Liga, massimo traguardo pos­sibile per il B, a cui è impedito di gio­care nel medesimo torneo della prima squa­dra, ha deciso di cambiare aria e misurarsi in nuovi territori, con nuovi obiettivi, invece che sedersi sugli allori, in attesa dell'abdica­zione di Pep. E Roma, con la nuova società davanti e una gloriosa storia dietro, gli è par­sa subito la sfida perfetta.

UOMO D'ACCIAIO - Una gara tutta in salita, che non spaventa di certo uno a cui la maratona è parsa subito poco più che una passeggiata, dopo averla disputata a New York e ad Am­sterdam. Dopo il pallone, in realtà, il vero amore di Luis Enrique è la bicicletta, prete­sto per almeno una rimpatriata annuale in­sieme al fratello Felipe e ai fedelissimi ami­ci d'infanzia, con cui condivide proibitive sfacchinate sui Pirenei. L'ansia di misurarsi con i suoi limiti l'ha portato, infine, a mesco­lare le sue passioni e a disputare più d'una gara di triathlon. Ancora troppo poco. Inevi­tabile l'approdo all'Iron Man, una competi­zione che si apre con 3.800 metri a nuoto, se­guiti da 180 km in bici e che si chiude con i 42 km abbondanti della maratona, da realiz­zarsi nel tempo limite di 17 ore. A Lucho ne sono bastate poco più di 12. Se Luis Enrique può sopportare senza troppi problemi la fa­tica, non si può dire lo stesso dei giornalisti. Gelosissimo della sua vita privata, ha sempre ridotto al minimo i contatti con la stampa, considerata poco più d'un fastidio. Atteggia­mento condiviso in pieno con gli inseparabi­li amici, Iván De la Pena, che l'accompagne­rà a Roma, e Carles Puyol, capitano coraggio­so del , che non abbandonerà mai la na­tia Catalogna.