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La penna degli Altri

De Rossi è pronto a ripartire: "Luis Enrique insegnerà a tutti"

CORSPORT - 
Se ha parlato di «motivazione feroce» quando si è riferito al colloquio con , nel momen­to in cui vedrà il papà Alberto riscontrerà quantomeno altrettanto. Lo scudetto è cucito sul petto ed è il terzo nella sua avventura al­la Roma: uno con i Giovanissimi nel 1999, due con la Primavera nel 2005 e nel 2011. Il contratto è in scadenza, mancano esatta­mente sedici giorni perché si esaurisca. Ma in settimana dovrebbe arrivare il fatidico colloquio con il nuovo diretto­re sportivo della Roma. 



VIAGGIO E PROVE DI RELAX
 - In­tanto è arrivato il pullman che portava la squadra campione d’Italia da Pistoia a Trigo­ria. E lo ha fatto ieri mattina alle sette, dopo una cena con festa vicino Montecatini. Alber­to . nemmeno a dirlo, ha scelto la sua Ostia per cercare un po’ di relax. Strin­gendo inevitabilmente mani, dispensando sorrisi, fermandosi per un commento, un gra­zie. Tutto nel rispetto che il mare di Roma ha imparato ad elargire ad una famiglia disponi­bile ma riservata. Sonno? Tre ore scarse, poi è arrivata la nipotina ad accendere la giorna­ta del tecnico della Roma Primavera e di sua moglie. Daniele aveva chiamato appena finita la partita. «Lo facciamo sempre, io chiamo lui e lui chiama me. Mi ha detto: “papà, sono felicissimo”. Aveva visto la finale in tv». Al­berto , invece, ha trovato anche il modo di rivedere la partita ieri mattina: «Non tutta, avevo in testa la parte finale, dal 2-2 in poi, e volevo riordinare le immagini. E’ stato un arrembaggio ad un certo punto, quante occasioni da gol per noi» . 



PASSATO, PRESENTE E FUTURO - 
A caldo l’ha definita la vittoria più bella.«E lo confermo, per­ché venivamo da due finali di Coppa Italia e prima ancora una al Viareggio, perse. E co­minciavano a girare pensieri e sensazioni strane. Io non ho mai perso di vista l’obiettivo, ma certe chiac­chiere, poche, pochissime per la verità, han­no cercato di sviarmi. Abbiamo zittito tutti, diciamolo con il sorriso». Inutile restare sul tema.«Non aggiungo altro. Mi fa invece pia­cere dire che questo scudetto è un saluto al­la vecchia dirigenza e un benvenuto alla nuo­va ».Questo scudetto è soprattutto un ponte sul futuro ed è l’occasione per fare un po’ di bilanci. E’ stata una stagione particolare, di mezzo c’è stata anche la prima squadra quan­do si è dimesso Ranieri.«A me lo chiesero e la cosa mi sembrava incompatibile con lapresenza di Daniele. Ma mi spiego: io avrei potuto dire sì e poi sceglievano ugualmente Montella. Sono felice che Vincenzo sia arri­vato a Catania: se lo è meritato». che farà?. «Parlerò con il direttore sportivo, mi farò spiegare il progetto». Una cosa è chia­ra: portare la Primavera e gli Allievi con la prima squadra. Le piace?«Scusate, non ri­spondo: mi sembra più opportuno parlare prima con la società». E rin­novare? «Vedremo assieme a loro. Di certo Luis Enrique può insegnare a tutti a livello di filosofia di gioco e di lavo­ro. Viene da un mondo strato­sferico, lì sono o non sono i migliori a fare giocatori?». Alle spalle tanto lavoro, tan­ti giovani lanciati anche a Ro­ma. Quando vanno via restano in contatto?. «Non tutti, ma ci si sente, mandano i saluti». E quando salgono in prima squadra, prima di un esordio cosa si dice ad un proprio ragaz­zo?. «Niente perché deve gestirlo la prima squadra e basta. Il giorno che vengono chia­mati e salgono invece è chiaro che gli parlo». E cosa ha detto a e Caprari?«Quel­lo che avevo detto a tutti gli altri: vedere, ascoltare e stare sereni». Ieri il pupillo è sta­to Cerci, oggi Montini.«Io credo molto in Montini. E’ un giocatore d’attacco completo e di qualità. Meno male che è tornato quan­doci serviva. Deve migliorare quando ha pal­la addosso, perché lui ha i mezzi tecnici per fare ancora di più». E lungo la strada si è per­so qualcuno?«Ne dico uno, Landolina: attac­cante, se volete pensare a qualcuno, come struttura, vi dico Rivaldo. Pensavo potesse spaccare il mondo, non so dove sia».



NESSUN GIALLO -
Nessuno pensi ad un possibi­le giallo sul futuro di Alberto . Pian piano il tecnico si scioglie e parla al futuro, fa­cendo capire che la sua scelta probabilmente l’ha fatta. De­ve solo combaciare con quella dei dirigenti. Insomma, la vo­glia di Roma c’è?«Lo chiedete a me? Ma è sicuro, io dopo questo scudetto mi sento come uno che ha appena cominciato». Soprattutto, si sente in uno dei migliori settori giovanili d’Europa, visti i giocatori che ha sfornato il vi­vaio. «Ma è certamente così, il lavoro è sotto gli occhi di tutti. Ed è quello che continueremo a fare». Ma voglia di cambiare, di allenare i grandi, non c’è?«No, io sono un tecnico di set­tore giovanile. E così chiariamo bene anche questo. Vorrei farlo nella mia à, con la squadra per cui tifo. Chi pensa che in questo non ci sia ambizione si sbaglia di grosso».

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