Clicky

La penna degli Altri 11/04/2011 11:23

Una serata speciale al Friuli. Pradé e la Turra commossi

Era invece più loquace Daniele Pradè, un altro che pare distante anni luce dalla Roma del futuro e che, invece, continua a mettere anima e corpo in quella del presente. Cerca sempre di rispettare la formalità che il ruolo impone, ma poi ci sono serate in cui il tifoso prende il sopravvento sul dirigente. Splendido l’abbraccio con e Montella, intenso quello con Pizarro, indescrivibile la camminata che ha fatto, da solo, sul campo del Friuli. Lo stadio era ormai vuoto, la partita terminata da dieci minuti, i tifosi avevano abbandonato gli spalti, presenti solo gli inservienti che sistemavano il campo e lui, il ds tifoso. Mani in tasca, sguardo basso e commosso, in quella passeggiata nel campo c’erano tutti i suoi anni di Roma. Quelli del passato, in cui Franco Sensi lo chiamò e gli diede, poco a poco, il compito di costruire una squadra da vertice, quelli del presente, in cui la figlia Rosella l’ha fatto diventare uno dei suoi più stretti collaboratori (con lo stesso scopo del padre: fare una grande squadra), e forse quelli del futuro. Fosse per lui, non se ne andrebbe. Bastava vederlo in zona mista, con un sorriso grande così e la faccia stravolta come il primo (e l’ultimo) dei tifosi per capirlo. Probabilmente a fine stagione però lavorerà altrove. Consapevole, tra errori e successi, di aver fatto e sempre e comunque il massimo per la Roma. Mettendoci l’anima e il cuore. Giallorosso ovviamente. Quello non cambierà mai. Anche se un giorno dovesse portare «il Teramo in ...».