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La penna degli Altri 21/04/2011 11:03

As Roma, è polemica sui conti

La ricostruzione di Repubblica merita un paio di considerazioni. Il valore delle cause è stato calcolato sulla base delle pretese avanzate dal presunto danneggiato. Esempio: Batistuta chiede 9 milioni per una vertenza di lavoro. Però il giudice potrebbe non dare ragione all’argentino o diminuire anche sensibilmente la somma. Un altro nome tirato in ballo dal giornale è quello dell’ex medico giallorosso Mario Brozzi, che adesso dice: «Sono pronto a risolvere il mio contenzioso con la Roma parlandone con la nuova proprietà americana. Non porto rancore, ma voglio mi sia restituita la dignità professionale». Quanto a Bruno Conti, il prestito ai dipendenti è una prassi consolidata nelle grandi aziende. Detto questo, è vero che gli accordi di Boston hanno evitato scenari ipoteticamente drammatici. Il futuro aumento di capitale tamponerà le perdite. Come risulta dall’estratto dei patti parasociali su Il Sole 24Ore, entro 3 mesi dalla conclusione dell’Opa, che andrà lanciata entro settembre, la holding che controllerà la Roma, partecipata al 60% dagli americani e al 40% da Unicredit, sottoscriverà un aumento di capitale di minimo 35 milioni di euro. Non sono esclusi poi successivi interventi, «al fine - si legge - di raggiungere un apporto complessivo di 50 milioni di euro che potranno essere destinati anche a investitori terzi». Ma quanto ci vorrà per far sì che DiBenedetto si insedi? Nel suo intervento a Radio Radio, Camiglieri preferisce non fissare delle date. Il manager affronta i temi di stretta attualità, come la disastrosa Roma degli ultimi tempi. «Con l’Inter si poteva fare di più? Lo possiamo dire», ammette il manager. «Non è stata una bella partita. Non ne ho parlato con DiBenedetto, ora la priorità è attendere l’autorizzazione della Consob e dell’Antitrust. Sono i due passaggi fondamentali per la totale acquisizione. Ma DiBenedetto è rimasto positivamente colpito dall’affetto dei tifosi quando è arrivato a Roma, specialmente nell’incontro avvenuto a Testaccio».

Se la Roma non entrerà in , dice Camiglieri, «i piani non verranno modificati. Sono quelli e rimarranno tali». Anche perché, spiega, «se degli imprenditori decidono di fare questo tipo di investimenti, lo fanno con cognizione, stiamo parlando di gente abituata a queste cose, basti pensare ai Boston Red Sox». A Camiglieri hanno dato fastidio le chiacchiere che hanno fatto da contorno alla trattativa: «Questa è una strana à, si è parlato di tracciabilità dei fondi, di dubbi. Un gruppo di questo tipo non si avventura senza la volontà di fare una grande squadra. Ha salvato la Roma, e da qui ripartiamo. Questi imprenditori si dimostreranno seri». Per uno di loro, per James “Jimmy” Pallotta, è anche un fatto di cuore. Spiega il presidente di Open Gate: «Ha detto che è molto legato alla à, fa parte delle sue radici. Se lo dice, è perché è vero».

Comunicazione e stadio di proprietà. Per Camiglieri, bisogna ripartire da questi due capisaldi. «Gli stadi sono un elemento fondamentale per esempio. Perché la sì e la Roma no? Garantirà occupazione, ritrovo, servizi. Sulla comunicazione ci si lavorerà sicuramente. Con passione. La Roma deve diventare una squadra importante a livello nazionale e internazionale. Uscirà dal Raccordo Anulare. Il progetto è quello di fare una Roma competitiva. Le strategie saranno concordate con i nuovi dirigenti, con il nuovo allenatore».