Per Montella & Co. arriva un successo come manna dal cielo, doppietta del capitano (prima in carriera in una stracittadina) che spazza via tutte le nubi addensate sui cieli di Trigoria dopo la clamorosa debacle di Donetsk che aveva fatto riapparire fantasmi del passato e scattare nuovamente lallarme: soprattuto sul fronte psicologico. Invece i giallorossi hanno tirato su la testa, giocato una gara attenta soprattutto sul fronte difensivo e colpito una Lazio forse rassegnata, magari inconsciamente, allennesima sconfitta. Doveva essere il derby del riscatto per i biancocelesti che si erano attaccati alla legge dei grandi numeri, ma si sono dovuti invece rassegnare davanti a una Roma riuscita ancora una volta ad affrontare con maggior tranquillità la stracittadina. Partita chiave molto più per la testa che non per una classifica ancora modificabile per entrambe le squadre a nove giornate dalla fine di questo campionato anomalo.
Per la Roma un segnale di crescita sotto la guida di Montella che probabilmente è riuscito a sbloccare questo gruppo smarrito nellera Ranieri e che sembra aver ritrovato lunità dintenti necessaria per tornare a lottare per le piazze che contano. «Giochiamo sempre per vincere» dichiara Totti a fine gara come per sottolineare un cambio di mentalità evidente allinterno dello spogliatoio. Allinterno di un gruppo che sa benissimo quanto sia importante questo finale di stagione per la Roma intesa nella sua globalità. Conterà molto per la classifica che decreterà i pass europei del prossimo anno, ma moltissimo per i nuovi proprietari che continuano a seguire le gare in streaming dagli States in attesa delle mosse finali. Questa derby segna infatti un altro passaggio epocale della società giallorossa: è stato lultimo per i Sensi e probabilmente lultimo che il nuovo presidente Thomas DiBenedetto vedrà in tv dallaltra parte delloceano prima di piombare a Roma per chiudere laffare e mettersi in tasca le chiavi del club una volta per tutte. Bisogna guardare un po oltre il proprio naso per percepire quello che sta arrivando. Un cambio di proprietà che stravolgerà il pianeta Roma dalla «testa» ai piedi e spalancherà la strada alla ristrutturazione e a un progetto (stavolta vero però...) che avrà tempi medio/lunghi.
Un lavoro certosino affidato a mani sapienti in grado di capire di calcio, di rispettare le «specificità dei ruoli» e di progettare un grande rientro della Roma nel calcio che conta. Lì dove deve stare, senza che serva un derby contro una Lazio oggettivamente meno forte tecnicamente, per rimettere in piedi una stagione che ha mostrato tutti i limiti di questa gestione. Da lassù le sirene del passato e le solite nenie non si udiranno più... a quel punto sarà solo un brusio di fondo. Ininfluente!