DETTAGLI - A proposito di acquisto, cè da dire che sulle offerte arrivate per lacquisizione della società giallorossa sono cominciati a trapelare alcuni dettagli. Intanto cè da dire che le offerte dovevano presentare tre cifre per lacquisto di altrettante parti della Roma. La prima doveva essere per il 67% della società giallorossa, la seconda per Trigoria e il marchio, la terza per lOpa del 33% di azioni in mano ai risparmiatori. Quando sono state aperte le buste dei cinque soggetti che avevano presentato la loro offerta, pare che la dottoressa Rosella Sensi (magari ripensando pure ai 283 milioni del fondo di George Soros) avrebbe gradito poco i numeri scoperti, «troppo basse, sono offerte troppo basse» . I numeri, infatti, azzererebbero la possibilità di incasso di quel cinque per cento (per tutto quello superiore ai cento milioni) garantito a Italpetroli nel momento delle firme sullarbitrato del 26 luglio scorso. E la cosa al presidente della Roma sembra proprio che non sia piaciuta per niente.
LE CIFRE - Lofferta americana, peraltro, è stata subito quella che ha convinto tutti (dottoressa Sensi esclusa). Intanto perché per tutte e tre i punti in vendita è superiore ai 100 milioni. E poi perché le altre hanno lasciato perplessi pure i dirigenti di Unicredit. Sembra infatti che quella dellimprenditore romano Angelucci, per il 67% della Roma, sia sta inferiore ai quaranta milioni. Ma cè di peggio, nel senso dei numeri. Quella francese e quella del fondo americano-mediorientale, infatti, erano certificate solo da un progetto, ma non presentavano numeri, quindi soldi, come se se ne potesse parlare in un secondo momento. Più consistente sarebbe stata lofferta di Claraz che però, dopo il pasticciaccio Aabar, di fatto era perdente prima ancora dellapertura.