La penna degli Altri 16/12/2010 09:50

Borriello, la promessa


bene il cuore, dunque, ma va bene soprattutto la testa. E il fisico. Che gli consentirà di essere in prima fila, anche se con una speciale maschera a protezione dello zigomo fratturato. E va bene quel mancino esplosivo che, finora, ha portato in giallorosso 9 gol, a cui ne va aggiunto un altro realizzato col . È un campione vero, l’ex attaccante del Milan (che ha creduto in lui
«quando avevo 15 anni e un fisico gracilino») che dopodomani tornerà nello stadio dove è diventato grande e in cui ha lasciato tanti amici. Molti li ritroverà, come Ambrosini, Pirlo, Gattuso, Seedorf, qualcun altro, invece, è andato a cercare fortuna altrove, come Kakà, con cui Marco strinse un rapporto intenso nei primi anni milanisti del brasiliano: «Gli insegnavo qualche parola

di italiano - raccontò - e lui mi fu vicino in tanti momenti difficili. Ad avercene di amici così...».
 Emozione, si diceva. Quella c’è, perché Borriello a Milano ha una casa, comprata in centro e arredata personalmente «con molta cura», disse una volta, due fratelli, Piergiorgio e Fabio, che appena possono lo raggiungono nella Capitale - soprattutto il secondo - e tutte le persone che, negli anni, hanno accompagnato la sua crescita. Di calciatore, ma anche di uomo. E che saranno allo stadio a fare il tifo per lui.

Non è però la prima volta che il numero 22 affronta i rossoneri: il debutto contro quella che era la sua ex squadra avviene il 13 febbraio 2005. Lo stadio non è San Siro, ma il Granillo. Borriello indossa la maglia della Reggina, ma non è titolare fisso. Contro i rossoneri parte dalla panchina, poi entra al 32’ del secondo tempo al posto di uno spento Mozart. Si danna l’anima, ma non riesce ad evitare il ko per i calabresi, condannati da un autogol di Zamboni. Per vederlo contro il Milan a San Siro, invece, bisogna aspettare un altro anno: è l’8 febbraio del 2006 quando Marco, con la maglia stavolta del Treviso, sfida i rossoneri che stravincono

5-0. Anche in questo caso, entra dalla panchina, al posto di Pinga, giusto in tempo per assistere all’ultimo gol dell’amico Pippo Inzaghi. Un altro che sabato saluterà con affetto, augurandogli di tornare presto in campo. Se succederà prima o dopo la partita non importa. Conta, invece, quello che succederà durante i 90 minuti. L’uomo mascherato penserà soltanto alla Roma, consapevole che anche dai suoi piedi e dal suo talento passa la voglia di rimonta non solo di una squadra, ma di una à interà. Che, fin dal primo giorno, gli

ha dimostrato il suo amore. Perché a Milano era uno dei tanti, qui invece è tutto diverso. E lui lo sa.