La penna degli Altri 14/10/2010 12:48
E' ufficiale, gli ultras scacciano le famiglie
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La guerriglia urbana nelle aree antistanti lo stadio Marassi tra i supporter serbi e le forze dell'ordine di Genova, al termine di una serata calcistica tutta da dimenticare, riapre il dibattito, anche in Italia, sul mondo "ultras" e sui limiti di questo tifo borderline.
Le famiglie italiane, infatti, vogliono tornare allo stadio e vivere la partita della squadra del cuore in un'atmosfera diversa da quella creata, negli ultimi anni, dai gruppi ultras, sempre meno tifosi, sempre più vicini a gruppi politici di natura extraparlamentare (con un forte sbilanciamento a destra).
Secondo i dati rivelati dall'Osservatorio sui tifosi di A e B della Format research (società romana di analisi e ricerche di mercato in ambito sportivo) nove italiani su dieci non si reca più allo stadio e il 65% di questo campione (l'indagine è stata condotta in tutta Italia sulla base di oltre 2.500 interviste telefoniche) ha affermato che la presenza di ultras o frange violente nel mondo del calcio incide "molto" (35,4%) o "abbastanza" (34,1%) sulla frequenza con la quale si reca negli impianti sportivi. Solo il 30,6% degli intervistati tende al contrario ad attribuire "poca" importanza (15,7%) o "per nulla" (14,9%) alla presenza di gruppi violenti di tifo organizzato.
Ciò che appare ancora più interessante, soprattutto se analizzato dalla parte delle società di calcio o meglio ancora dalle aziende sponsor che investono nel football, è che se gli stadi fossero di proprietà delle squadre ed evidenziassero una particolare attenzione al "target famiglia" il 50,7% del campione si sentirebbe attirato "in misura molto maggiore" o "maggiore" (ben il 39,6%) dal seguire le partite dal vivo.
Il 39,3% degli intervistati, invece, non ritiene di una qualche rilevanza questo cambiamento, mentre il 10,2% si sente attirato "in misura molto minore" o "minore" dal seguire live le gare ufficiali.
Questi dati sono confermati dalla disaffezione del tifoso-medio tricolore, che segue sempre meno la propria squadra allo stadio. Il 15,7% degli italiani interessati al calcio si reca infatti saltuariamente nell'impianto casalingo (appena l'1,7%). I fan "occasionali" sono il 6,5%, mentre quelli che partecipano solo a "eventi rilevanti" (ovvero le partite di cartello del campionato) sono il 7,6%.
L'84% del campione, secondo quanto monitorato da Format research, ha deciso di abbandonare gli stadi: quasi nove italiani su dieci. Un patrimonio umano in fumo per le casse dei club, che, non potendo contare su impianti di proprietà si trova nella difficoltà concreta di poter predisporre misure autonome di prevenzione e controllo.
Un cane che si morde la coda (con un disegno di legge bipartisan sugli stadi che ristagna da diversi mesi alla Camera dei Deputati) e che rischia nel tempo di generare un totale disinteresse nei confronti del mondo del pallone, soprattutto da parte dei tifosi "sani", che vorrebbero vivere la partita come un momento di intrattenimento e divertimento, piuttosto che come un video-gioco in 3D di guerriglia urbana.