La penna degli Altri 14/10/2010 11:04

«Avete ignorato gli avvertimenti»

AMBASCIATORE -La denuncia più chiara è arrivata nel pomeriggio da Sanda Rasko­vic- Ilic, ambasciatore serbo in Italia, che ha smentito la tesi italiana secondo cui i ti­fosi pericolosi non erano stati segnalati al­le frontiere. Intervistata dalla Rai, la Ra­skovic- Ilic ha sostenuto che «questa gente che si è resa protagonista degli incidenti a Genova era già stata segnalata dalla poli­zia serba alle autorità italiane nei giorni scorsi». L’ambasciatore ha aggiunto che la polizia sarebbe stata al corrente dei detta­gli riguardanti spostamenti e strategie dei teppisti che martedì hanno seminato il pa­nico in zona Marassi: «La polizia serba aveva avvertito i colleghi italiani sia ri­guardo la rotta del viaggio sia riguardo probabili intenti criminali. Ma i responsa­bili della sicurezza a Belgrado- ha ribadi­to l’ambasciatore a Rai 2 -mi hanno assi­curato che queste informazioni sono parti­te per nostra iniziativa, senza che le auto­rità italiane si fossero preoccupate o inte­ressate». A rincarare la dose, direttamen­te da Belgrado, è arrivato l’intervento del ministro dell’Interno e vice Primo Ministro serbo, Ivica Dacic, che ha accusato la poli­zia italiana di aver usato metodi troppo leg­geri nei confronti dei teppisti. «A Belgrado - ha sottolineato Dacic -non avremmo mai permesso l’ingresso in uno stadio a tifosi in possesso di oggetti di ogni genere». Sullo stesso chiodo ha battuto il viceministro dello Sport, Drgana Tanasov, che si è do­mandato «come sia stato possibile che gli hooligans abbiano potuto portare dentro lo stadio un vero e proprio armamentario pi­rotecnico» . Da Belgrado, insomma, dito puntato sull’Italia, sebbene in Serbia non abbiano in effetti ancora risolto i continui problemi causati dal tifo violento che a ogni stagione provoca morti e feriti.

DIFESA ARMATA -Un ringraziamento è arri­vato dal ministro degli Esteri, vuk Yere­mic, che ha assicurato alla comunità inter­nazionale che «adotteremo misure radica­li nei confronti dei criminali che hanno provocato gli incidenti» , mentre il presi­dente della Federcalcio serba, Tomislav Karadzic, ha raccontato di come in alcuni frangenti «la polizia italiana ci ha difesi con le pistole dai violenti. Noi eravamo pronti a giocare ma non abbiamo potuto farlo. Sono convinto che i veri organizzato­ri di questa vergognosa azione sono a Bel­grado» .

DISPERATI -Una voce di conciliazione si è alzata solo da Trieste, dove ha sede la mag­giore comunità serbo- ortodossa in Italia. «Siamo qui da oltre tre secoli- ha raccon­tato Bogoljub Stojicevic, capo della comu­nità -perfettamente integrati ma ora sia­mo disperati perché quanto successo a Ge­nova è bruttissimo per la Serbia e per tut­ta l’Europa» .