La penna degli Altri 27/05/2010 11:45
Juan: "Totti e Toni due campioni"
è meglio per noi - ha detto lex Bayer Leverkusen e Flamengo -. Da un lato mi dispiace, ma come avversario
dico che è meglio che non ci siano perché sono due grandi campioni». Lui invece ci sarà, anche perché è uno dei punti fermi della formazione di Dunga, anche lui contestato per aver lasciato a casa tanti campioni che la gente avrebbe voluto vedere in verde-oro. «Per noi brasiliani che andiamo ai Mondiali - ha spiegato - indossare la maglia del Brasile è una grande responsabilità. Da giocatore e compagno di squadra avrei voluto una lista di 50-60 convocati, sia perché ho tanti amici, sia perché in Brasile ci sono tantissimi campioni.
Però bisogna rispettare le scelte di Dunga e adesso dobbiamo solo pensare a prepararci bene per portare il Brasile sul tetto del mondo. Il Brasile fa tantissimi gol, ci sono grandissimi attaccanti nella nostra squadra e giochiamo sempre per vincere. In questi 4 anni abbiamo vinto tanto, poi è chiaro che se non prendi gol è più facile vincere». E per non prendere gol la Seleçao si affiderà soprattutto a lui, al leader silenzioso della squadra. Anche in patria, dove le stelle sono quasi solo gli attaccanti, Juan è molto considerato. Tanto che globoesporte gli ha dedicato un grande spazio per raccontare la sua vita. Partendo dalle origini,
da quando era un piccolo tifoso del Flamengo. Una passione trasmessagli dal papà: «Quando avevo 2 anni, mi svegliò allalba per vedere la finale della coppa Intercontinentale tra la nostra squadra e il Liverpool (era il 1981 e quello era il fantascientifico "Fla" di Zico e Junior). Mio padre mi ha insegnato ad essere rosso-nero, fu lui che mi portò allo stadio, mi ha fatto amare il calcio». E lamore è cresciuto nel tempo. Anche negli anni della scuola il piccolo Juan, pur senza trascurare le lezioni, aveva in testa solo il pallone. Dopo uninfanzia serena, trascorsa nel quartiere di Humaità a sud di Rio, a sei anni va al "Colégio Pedro II". Ed è lì che impara lAbc del calcio. «Lì ho studiato tutta la vita, ho pure frequentato un corso di musica, suonavo il flauto, ma non era per me». Il suo idolo di allora era Aldair: «si tagliò anche i capelli come lui» rivela la madre ». Allepoca faceva il centrocampista, ma un giorno si liberò un posto in difesa per una partita delle giovanili del Flamengo,
lui accettò di provare e non se ne andò più: «Indossare quella maglia era il massimo - rivela lui - naturalmente allepoca non avevo idea di quello che sarebbe successo in seguito». Il seguito lo conosciamo, il Flamengo, la Germania, il Bayer Leverkusen e poi la Roma. Nella quale tornerà dopo il mondiale e dopo una vacanza. Magari nella sua Rio, come piace a lui: «Sono sempre stato un tipo tranquillo. Quando sono a casa mi piace andare in spiaggia con gli amici». E vagli a dare torto.