La penna degli Altri 31/03/2010 10:00

Ranieri: "Resto almeno 4 anni, voglio godere ancora"

e... Il finale è ancora da scrivere ma è certo che l’immaginifico e metafori­co Claudio Ranieri troverà nuove sceneggiature degne di se stesso e della Roma che guida da neanche un anno e che sta portando oltre ogni previsione e anche oltre ogni... meta­fora.



D’altronde, da buon romano con frequenti puntate fuori porta, il tec­nico giallorosso è fatto così: un po’ tribuno un po’ imperatore, un po’ Ru­gantino un po’ Marchese del Grillo. Pragmatico ma anche vagamente ef­fimero nella versione Cinecittà. «C’è più interesse per la coppia -Toni che per Avatar» sentenziò in genna­io dopo una scorpacciata di effetti speciali ai cronisti che invece non avevano dormito la notte per cerca­re di capire se e come i due campio­ni del mondo sarebbero stati schiera­ti insieme.

Naturalmente non se ne fece niente, anzi, la Roma li ha persi tutti e due per un bel pezzo, salvo ri­trovarli negli ultimissimi minuti di Roma-Inter. E poi, sempre pescando nei grandi film: «Juan mi ricorda il caso di Benjamin Button» riferito al fatto che il brasiliano, un tempo sem­pre in infermeria, sembrava ringio­vanito e pimpante come non mai.



Ma il nostro sa spaziare nello scibi­le come pochi. Eccolo in versione ga­stronomica:

«Abbiamo messo in ta­vola un bel pranzo, ora dobbiamo de­cidere se vogliamo mangiare o la­sciare tutto lì» , prima di Roma-Siena, riferito al fatto che tutto il lavoro e la rimonta svolti fino a quel punto pote­vano non voler dire niente se non si fossero concretizzate in obiettivi rea­li.



Non ha portato bene invece il rife­rimento di storia antica: «Facciamo vedere ai greci chi sono i romani» . Evidentemente gli dei dell’Olimpo hanno preferito gli ateniesi del Pa­nathinaikos.

Questa era una delle frasi “captate” da grandi orecchie di­rettamente dai prati di Trigoria. Tra le altre ricordiamo: «Se continuate così scatenate una guerra tra Norve­gia e Argentina» , rivolto a Riise e Burdisso che si beccavano scherzo­samente nel corso del riscaldamento.

E a un Menez un po’ distratto: «A Je­remy, guarda che stamo a aspetta’ te».

Tornando al reparto metafore e al­legorie, Ranieri prima di Roma-In­ter si è prodotto anche in un una vi­sione subacquea: «Non sono i sistemi di gioco le armi vincenti ma i gioca­tori. Stiamo meglio di prima. Prima giocavano altri perché stavano me­glio, ora stanno bene altri giocatori. E' come avere un orologio che può andare a 100 metri di profondità, con la cassa non ben chiusa che imbarca acqua, che fai scendi a 100 metri o aspetti di riparare la cassa?».

Significative le parole su Mourinho che che lo aveva attaccato con dub­bio gusto:

«Voi e io conosciamo bene Mourin­ho, ora lo conosce bene anche l'Italia. Lui gioca le partite, inizia le guerre e combatte battaglie, ma per lui è un comportamento normale. Non so se agli italiani piace, forse ai tifosi del-l­'Inter sì, ma agli altri, non so». E poi «Facile passare da Abramovich a Moratti».

Una delle ultime, questa volta la­sciando intendere anche un pensiero scientifico: « per noi è come una cellula staminale» , pensata e detta qualche giorno fa all’Università tolica.

Ma forse, per capire in pieno il pensiero Ranieriano attraverso il suo colorato lessico, basta tornare al suo primo giorno alla guida della Roma, una squadra in balìa della sua sfidu­cia e dello «zero» in classifica. Rivol­to ai giocatori: «Su quel pallone ci vo­glio vedere nome e cognome».

Lezione recepita al cento per cen­to se è vero che alla fine del curvone e all’inizio del rettilineo sale forte il rombo di un motore in accelerazione e si profilano vessilli giallorossi al­l’orizzonte