La penna degli Altri 31/03/2010 10:11

«Ma quale Nazionale penso a vincere qui»

Anche il segretario dell’As­socalciatore, Gianni Grazio­li, si complimenta con Ra­nieri:

«Continuate così. Ave­te dato una scossa al cam­pionato » . L’evento letterario diventa una processione per fare gli elogi a Ranieri. Due elementi di spicco della Na­zionale parlamentari allena­ta da Picchio De Sisti si trat­tengono pochi minuti: «Mi­ster, la Roma vista sabato sera è stata uno spettacolo» . La Nazionale cerca un nuo­vo c.t., ma Ranieri si chiama definitivamente fuori: « Il progetto Roma sta prenden­do corpo, voglio portarlo avanti. Fatemi provare, al­meno tre, quattro anni. In­somma, fatemi godere un al­tro po’»

.

Ranieri ha la grande capa­cità di restare con i piedi per terra pur vivendo un sogno. Si gioca lo scudetto con la sua Roma, sta vivendo la sua stagione più esaltante da quando allena in Italia. La tifoseria giallorossa è pronta all’esodo a Bari, per la parti­ta di sabato. Lui ha un gran­de senso di appartenenza, anche se in questa settimana sta cercando di isolare la squadra dall’entusiasmo che si vive in à: «Io resto qui. Ci ho messo trentacinque anni a tornare a casa, mi vo­lete già far ripartire? Nelle mie intenzioni c’è quella di chiudere la carriera di alle­natore con la Nazionale ita­liana o con un’altra nazio­nale, nel caso l’Italia non pensasse a me tra qualche anno. Anche perchè sono più apprezzato all’estero che a casa mia... Ma ripeto che per ora penso, alleno e vivo da romanista» .

Sabato un’altra tappa nella rincor­sa scudetto. Ranieri anche ieri ha ripetuto ai giocatori di dimenticare in fretta i fe­steggiamenti per la vittoria sull’Inter. A Bari ci sarà da soffrire, nessuno regalerà niente alla Roma. Sarà un compito arduo tenere la squadra concentrata, per es­sere in grado di affrontare la squadra di Ventura con lo stesso spirito con il quale è scesa in campo sabato sera all’Olimpico.



Romanista vero, senza mai ostentare la sua appar­tenenza. Ma pronto a rivela­re un retroscena: « Da cal­ciatore, con il Catania, feci gli spareggi con Cremonese e Como per venire in serie A. Si giocava all’Olimpico, era l’82-83. Ricordo che du­rante il viaggio in pullman per andare allo stadio, met­tevo a tutto volume l’inno della Roma di Venditti. A me dava una carica incredibile, ma lo cantavano anche i miei compagni... Passammo noi, grazie a un gol di Cria­lesi, un romano » . Si sente addosso quella romanità che ritrova anche in due suoi giocatori. « la vive in maniera quasi ossessi­va... E’ il vero simbolo della romanità dei nostri tempi, un uomo oltre che un calcia­tore disposto a dare tutto se stesso per un modo di vive­re. Che poi è quello che pia­ce a me» .