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La penna degli Altri

De Rossi, lampo da Champions

Così la Roma impara la lezione di Cagliari, tenendo botta fino alla fine ad avversari volenterosi ma spuntati (assente Pellissier). Sono tre punti pesanti, per come arrivano e per quel che dicono: Toni sarà pure un po’ arrugginito, ma, aspettando , è un arrivo importante. In Italia uno così può fare ancora la differenza .

La chiave È tutta nelle primissime fasi del match. C’è una Roma decisa a chiuderlo subito che segna dopomeno di un minuto, sul primo corner. Tutti a preoccuparsi di Toni, libero sul cross di Pizarro di anticipare di testa Mantovani. Poi la Roma un po’ si compiace, un po’ spreca (Toni di testa) e un po’ s’appisola, tanto da consentire a Abbruscato, lanciato da Rigoni, di arrivare davanti a Doni. Tutti colpevoli i reparti centrali, meno il che evita il gol ma rimedia l’inevitabile rosso, per la manata che fuori area dà al pallone. Qui, minuto 12, dentro e fuori Vucinic anche perché non si può togliere Toni nel Toni-day, comincia un’altra partita.

Roma col 4-4-1 ma mai votata alle sole barricate, Chievo che cambia tre volte faccia, tecnici bravi entrambi a giocarsi le carte a disposizione in panchina. Il risultato non cambia perché Juan è un gigante e Abbruscato, Bogdani eGranoche, l’artiglieria pesante del Chievo, sono, dimensioni a parte, dei nani.

Roma avveduta Cagliari deve essere rimasta nella testa dei giocatori e di Ranieri, ma in senso positivo, quale errore da non ripetere. I cambi, dopo quello obbligato che costa un match da incolpevole spettatore a Vucinic, sono centellinati a dovere, anche se il Brighi che a metà ripresa rileverà è dovuto ad un acciacco del capitano. Baptista subentrerà a Toni solo nel finale, quando proprio non se ne potrà fare a meno. E Menez in tribuna (o a casa, chissà) è una garanzia. Roma quarta almeno per un giorno. E se Cassano a fa la grazia...

Chievo sterile Un tiro di Bentivoglio respinto da , un tap in di Ariatti fuori bersaglio, è tutta qui la produzione offensiva del Chievo in superiorità numerica. Di Carlo tiene larga la squadra, sfrutta la panchina, cambia tre volte modulo finendo con la difesa a tre, ma non c’è niente da fare. Se i simpatici veronesi sono nove punti sopra la zona retrocessione, vuol dire che il calcio italiano non sta messo benissimo.

 



 

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