La penna degli Altri 04/12/2009 11:17

Vucinic, genio e sregolatezza



Applausi. Furono fischi dopo il gol al . Nel frattempo, però, Vucinic è tornato lui. Da quel giorno praticamente non s’è fermato più. Col Fulham non ha giocato, con l’Inter e con l’Atalanta ha segnato, col Bari ha fatto venire il mal di testa a qualsiasi difensore provasse a fermarlo. Considerato che quel giorno s’è anche preso il fallo da rigore dell’1-0, ha praticamente sempre spostato il destino delle partite della Roma. Poi ha continuato a sbagliare gol facilissimi, vedi Inter e Atalanta. Più che una questione di baffi, è un problema di camicie. Non arriva a sudarne sette, almeno così non sembra, ma tutti i grandi giocatori danno sempre l’impressione di non sudare. Ne sudano almeno 14 (per compensare) tutti i tifosi della Roma che ogni volta che prende il pallone non sanno mai che cosa possa capitare. Quasi una scatola di cioccolatini di Forrest Gump.




C’è tutto Mirko Vucinic nella partita di ieri. Ha sbagliato di due metri un passaggio a che gli stava a un metro, s’è fatto pescare in fuorigioco pur stando, buttato a sinistra, in posizione migliore del guardalinee per autovalutarsi, ha consegnato la palla al difensore che stava puntando. Ma in quei 20 minuti del primo tempo non l’ha fermato nessuno, ha controllato il pallone in ogni modo, anzi, sempre scegliendo e trovando il modo più difficile, ha fatto quello che voleva, ha segnato quel gol. Sarà pure vero che sbaglia sempre la cosa più facile. Ma nessuno come lui riesce a rendere facile il difficile attraverso il sublime. Anzi, qualcuno sì: i geni. Come Mirko