La penna degli Altri 28/12/2009 10:05

Ora m'aspetto la Champions

perché quel che “aspetto” scivola e sconfina in quel che “voglio”. Tento di arginare il passaggio della linea e declino il più educato “vorrei” al posto dell’assertivo “voglio”. Ma i due lembi della realtà desiderata e di quella probabile non per questo si ricuciono e congiungono più di tanto. Troppo realismo rende l’aspettativa esercizio ragionieristico, non c’è sfizio. Troppa speranza snatura in dolciastra ingenuità. Insomma, fate un po’ voi, trovatela voi la misura, in fondo quello del dialogo con il futuro prossimo venturo è un gioco di cui ciascuno scrive a suo piacimento le regole.

Vorrei nel 2010 lo stadio pieno. Pieno per L’ quantità e qualità. Pieno di gente e di ogni tipo di gente. Della gente che oggi allo stadio va e di quella che allo stadio non va più. Pieno di ogni sentimento: la “militanza tifosa” certo, ma anche l’occasionale e divertita partecipazione. Vorrei lo stadio come luogo festoso e anche sereno, lo stadio dove si “soffre” ma anche dove si ride e si sorride per il semplice fatto di esserci. Vorrei lo stadio pieno di quelle molte cose, emozioni e abitudini di cui si è svuotato. Lo vorrei, tanto. Ma non me lo  aspetto, neanche un po’.

Nel 2010 mi aspetto un ritorno della Roma in . Non me lo aspettavo, ancora fino ad ieri. E ancora non è scritto, tutt’altro. Però ora me l’aspetto: non come l’esito di una fiaba ma come la risultante di un calcolo. La concorrenza al quarto posto finale in classifica è meno forte di quel che sembrava. La Roma è meno flebile di quel che era. Non mi aspetto “arrampicate” fino al secondo posto come qualcuno già favoleggia. Però

la giallorossa ci sta in questo 2010. Posso volerla e attenderla, insieme. Senza che le due parole facciano l’una lo sgambetto all’altra.

Nel 2010 mi aspetto una campagna acquisti e cessioni. L’aspetto perché so che ci sarà. Non so se sarà quella che voglio, ma ci sarà. Ad essere onesti non so di preciso neanche qual è quella che voglio. Voglio, anzi vorrei una campagna acquisti e cessioni da “pensiero lungo” e senza “botti”. Vorrei due, tre, quattro nomi nuovi in rosa di quelli che, non dico nessuno sa chi siano, ma che nessuno conosca a fondo. Vorrei giocatori che, giocando d’ora in poi con noi, diventino quel che a suo tempo diventarono Tonetto e Perrotta e Mexes...



Vorrei scommesse di mercato vinte. Vorrei acquisti per una squadra da costruire e non da abbellire. Un terzino sinistro, qualcuno che possa fare quel che fa Pizarro quando Pizarro non c’è. Perfino, addirittura qualcuno che possa fare a suo modo qualcosa di simile a quel che fa quando non c’è.

Vorrei, perdonatemi la semplicità della formula, tre acquisti indovinati da 8/10 milioni di euro invece che due acquisti da 20 milioni e passa. Vorrei una campagna acquisti e cessioni insieme saggia e furba. Capace

di raccogliere applausi tifosi “dopo” e non all’atto dell’annuncio. Ce n’è di squadre in Italia e in Europa che spendono in anno cinquanta milioni e poi perdono partite su partite. La Roma cinquanta milioni non

li ha ma non vorrei, quand’anche li avesse, che li utilizzasse per far fuochi d’artificio. Vorrei una società che pensa e lavora così. E una tifoseria che dà tempo e credito. La campagna acquisti e cessioni dunque me

l’aspetto come cosa sicura. Nel resto ci spero,  ma non mi consento di aspettarmelo. Arrivasse, ne sarei sorpreso.



Ma non sfuggo alla domanda: mi aspetto o no che nel 2010 la Roma cambi proprietà? Vedo, sento che qualcuno si sente come un genitore costretto a scegliere tra due “figli”. Un “figlio” sono i successi, le vittorie della squadra. Non si può non amare questo figlio. Ma l’altro “figlio” è il futuro a medio e lungo termine della squadra. Figlio che si pensa di salute gracile e crescita debole se la proprietà resta la stessa. Personalmente

non soffro di questa contraddizione, anche se la comprendo e la rispetto. Non ne soffro perché se inaspettatamente e miracolosamente la gestione Sensi dovesse portare vittorie e trofei, allora “non importa che il gatto sia giallo o rosso, basta che acchiappi il topo”. E non ne soffro anche perché sono convinto che una Roma in e migliorata da un’intelligente e fortunata campagna acquisti e cessioni, valga di più  sul mercato. Condizione che consente all’attuale proprietà, se vuole, di vendere a cifre più vicine a ciò che a loro serve. Insomma, in questo caso l’attuale proprietà “vorrebbe” di più di quanto non vuole adesso. La  Roma che va bene si vende meglio. Meglio non solo dal punto di vista del portafoglio di chi vende. Meglio anche dal punto di vista del portafoglio di chi eventualmente compra. Se c’è un compratore, questi non  comprerà mai per pura passione o per rimetterci soldi. Si compra, anche una squadra di calcio, per investire, per lanciarsi in un’attività che si ritiene redditizia sia pure in prospettiva. Altrimenti nessuno compra davvero. E  una società di calcio è appetibile se sta in alto in classifica, se gioca in , se pratica autofinanziamento virtuoso. Sì, proprio
autofinanziamento, che è cattiva e triste parola se significa nessuna lira che entra e nessuna che esce. E’ invece la condizione naturale e stabile di successo se significa che ogni anno vai in attivo di 20/30 milioni che reinvesti. O qualcuno crede davvero che ci sia qualcuno pronto a rimetterci ogni anno 30/40 milioni di tasca sua? Sì, molti, moltissimi ci credono. Ma non per questo è vero.

Quindi dal 2010 che mi aspetto una nuova proprietà della Roma diventa più probabile. Non sicura, obbligatoria, dovuta. Ma probabile sì.



E infine quel che vorrei di più ma mi aspetto di meno: il rinascere di una semplice e diffusa gioia tifosa. Un altro “clima” dentro e intorno a questa squadra e a questo gioco chiamato calcio. L’uscita da una sorta di “crisi degli umori e delle parole”. Mi aspetto, voglio aspettarmi che il 2010 sarà l’anno in cui la crisi comincia a finire. Se sarà un anno buono, non basterà un anno. Voglio aspettarmi che il 2010 sia l’anno della ricostruzione e che quindi dia all’anima tifosa il tempo e il modo per traghettarsi al 2011, finalmente “l’anno del sorriso”. Comunque sorriso ritrovato, chiunque giochi, diriga e sia parte e voce del popolo romanista.