La penna degli Altri 08/12/2009 12:20

Derby, cinque cose sì

Quella di un derby vinto, poi, è santa. Motivi sì e motivi no sono un giochetto per dare l’impressione che sia stata giocata e vinta una partita normale, anche se non è chiaramente così. Se parliamo di Cassetti, adesso, sarebbe giusto paragonarlo agli eroi della nostra storia più importante (Gandhi, Einstein, John Lennon, Goldrake) si rischia magari di esagerare(anche  se solo un po’ magari).

Un’emozione non si viviseziona, ma ci si può guardare dentro: è questo ilsenso. E se ci vedi Ranieri al videotape, che vola, Mexes che picchia il plexiglas,una classifica da scudetto e la che fa la di se stessa,è solo la radiografia della realtà. E’ solo per aprire i Cassetti.

CINQUE COSE SI'

LA CATTIVERIA. «QUESTE cose non le voglio più vedere». Così ha detto alla sua squadra Claudio Ranieri prima di domenica e dopo aver rivisto insieme quell’orribile partita di aprile contro la Lazio. Quattro gol presi e

mille spazi lasciati, oltre a una fragilità nervosa impressionante. Domenica Juan, che pure è giocatore di

tecnica pura, ha buttato la palla in fallo laterale senza che nemmeno fosse così pressato da un attaccante laziale: quella è stata l’immagine dell’interpretazione della partita data alla Roma. Zero fronzoli, zero incertezze, zero rischi, tutti raddoppi e diagonali scalate bene, tutti stretti almeno dietro, poi davanti ci penserà qualcuno. Se ha segnato Cassetti un motivo ci sarà: tirare per segnare. Semplice.

IL GRUPPO. L’IMMAGINE è tante immagini: quella di che si denuda di se stesso a fine

partita abbracciando chiunque gli passa davanti; quella sublime del pollice verso di e del suo sorriso più largo della sua faccia; quella di Philippe Mexes che a momenti spacca la panchina perché è costretto a mettercisi seduto ma che poi va da Cassetti (tecnicamente: il subentrato) a urlargli in diretta tv tutta la sua gioia; quella di Ranieri che si avvicina più romano che inglese alla sua curva e si prende gli abbracci sinceri dei suoi giocatori prima di andare a cena fuori. L’immagine è quella di un gruppo. Della Roma

LA DIFESA. ERA dal 3 maggio che la Roma non subiva reti. Roba della stagione passata, uno 0-0 triste triste col Chievo. Era da febbraio contro il Siena che non vinceva senza prendere gol in serie A (a tutto fa eccezione l’Europa League col Cska Sofia): dal punto di vista tecnico, lasciando da parte quello caratterial-temperamentale, è questo il dato più importante del derby. Se il 4-4-2 è quasi improponibile con questi uomini, è però un segnale che la fase difensiva si sta dando una raddrizzata nel senso giusto. Che poi Julio

Sergio faccia i miracoli fa parte del gioco, fa parte della nuova difesa della Roma

LA CLASSIFICA. LAZIO prima a punteggio pieno, Roma ultima senza un punto, non è una provocazione esagerata, ma la classifica del campionato di serie A alla seconda giornata. Un parziale di 6-0 subito dall’ultima Roma di Luciano Spalletti a cui ha risposto quella nuova di Claudio Ranieri con un 17-0! Questo è un vezzo, la verità più grande è che malgrado le tre sconfitte consecutive la Roma di Ranieri si trova a un

niente da dove voleva stare. Quel passaggio a vuoto, poi, a ben vedere è stato solo con il Livorno. Undici punti sotto l’Inter erano la realtà dell’inverno 2008, quando poi a Primavera per un’ora siamo stati campioni d’Italia. Oggi è ancora autunno: come cambiano le stagioni...

LA CURVA SUD. GENIALE. La meta-coreografia in è stata geniale. Tornata dopo tre anni di assenza in un derby, è stata la dimostrazione che gli ultras non hanno solo un cuore grande così, ma pure tanto cervello. Entrano le squadre, Roma Roma è il solito brivido, la Sud resta immobile, al centro appare lo striscione "La Curva che vorreste". Ovvero, come la vorrebbe il Viminale. Silenziosa. Autunnale. Muta. Pochi secondi, poi il colpo di scena. Accerchiato da migliaia di cartellini arancio rossi, dal tabellone cala il disegno di un corteo di tifosi. La scritta? Roma. La della . Il genio. Come dire: ci vorreste così, ma non ci avrete mai.

 

DUE COSE NO

IL 4-4-2. IL DERBY ha messo in evidenza un paio di cose dal punto di vista tattico che non hanno convinto in

pieno. Il 4-4-2 non sembra un sistema di gioco adatto ai giocatori che Ranieri ha a disposizione. Non è un caso che le ultime uscite col siano state le più convincenti. Poi c’è la posizione di Menez: il francese si impegna come un bambino che si deve far apprezzare .ma se gli si chiede di fare il difensore e di coprire tutta la fascia non può certo brillare. Soprattutto lui si esprime al meglio nel . Poi Burdisso: Ranieri lo fa giocare esterno a destra perché gli garantisce maggiore copertura ma l’argentino è un centrale, e soprattutto domenica s’è visto.A destra meglio Cassetti.Anzi, Cassetti meglio dovunque.

I CONTROLLI. VOGLIONO introdurre la tessera del tifoso perché il biglietto nominativo, dicono, non basta più.

Chissà se sarà sufficiente ad evitare quanto accaduto domenica sera all’Olimpico, quando il lancio di diciotto petardi dalla tribuna Tevere ha comportato la sospensione del derby per sette minuti. Un comportamento censurabile a prescindere dalla fede sportiva. Altrettanto censurabile è però pure il comportamento di chi è abilissimo a far togliere ai bambini i tappi delle bottiglie d’acqua e che al derby non ha impedito l’ingresso dei petardi. Domanda, poi: perché i giornalisti di Sky

hanno taciuto il lancio, almeno fino a quando non è intervenuto Rizzoli? Un silenzio surreale.