La penna degli Altri 08/11/2009 11:07

Venditti: "L’importante è che noi romanisti siamo felici"

Hai sentito il bisogno di raccontarti in un libro. Non bastava la prolifica produ­zione da cantautore?

«Non è la stessa cosa. Questo racconto nasce da un’esigenza quasi inaspettata. Alla morte di mia madre, due anni fa, in­vece di aprire i vecchi scatoloni e legge­re... ho istintivamente preso a scrivere. A raccontare di me e di lei, di questo no­stro amore racchiuso in questa frase controversa. “L’importante è che tu sia infelice”, Frase che mi ripeteva spesso come una sorta di provocazione, frutto di un’educazione che paradossalmente ha sviluppato in me la ricerca della li­bertà, della mia identità poi sfociata an­che e soprattutto nella musica».

Un racconto molto privato, ma dove anche l’amore per la Roma occupa un posto importante.

«La passione per i colori giallorossi per me non è mai stata secondaria. Ha sem­pre fatto parte del mio vivere e del vis­suto di milioni di persone che dal 1927 in poi si appassionano, soffrono e gioiscono per la Roma. Per questo, rivoltando un po’ il titolo del mio libro dico “L’impor­tante è che noi (romanisti) siamo felici”.

In un momento in cui proprio la tifose­ria romanista sembra divisa, disillusa, addirittura all’opposizione di squadra e società.

«Da un paio d’anni i tifosi della Roma vivono due realtà, quella virtuale e quel­la reale. Dove la realtà virtuale spesso prende il sopravvento. Vale a dire, si parla, si pensa, si discute più della so­cietà e dei suoi problemi che di quanto avviene in campo, nella squadra, allo stadio, dove puoi vivere fisicamente la partita. Si è arrivati addirittura a fischia­re un gol di Vucinic perché magari nel­la testa viaggiano pensieri di altro tipo. Più di chi giocherà, di come stanno i gio­catori, magari interessa cosa sta facendo Unicredit. Siamo assediati da una realtà virtuale che travalica il senso di appar­tenenza. Non registro lo stesso stato di cose nei confronti di Moratti, Berlusco­ni o della Fiat. C’è disaffezione, è stato scavato un solco. Io direi invece di non fomentare, di ricominciare a parlare di calcio. Certo, anche di un centravanti che ci serve come il pane, e di un ester­no basso a sinistra per esempio. Tutti vo­gliamo una Roma più forte».

Ma quella di oggi com’è?

« Al completo questa Roma mi sembra ancora una squadra formidabile. Pur­troppo ci sono sempre troppi assenti. Contro il ad esempio mancava­no e
, non so se mi spiego. Ranieri mi piace, è pragmatico, realista, sa dirti le cose direttamente e per quel­lo che sono. Io ho fiducia in questo tec­nico ».

Da un po’ di tempo non sei stato più avvistato allo stadio.

« Ma non c’è nessun mistero sotto. Noi del “Roma Capoccia” ci siamo presi un anno sabbatico. Dopo la perdita di Mim­mo Spadoni, il nostro fondatore, abbia­mo deciso per un anno di silenzio. Ma tornerò. E’ allo stadio che si vive meglio questa irrinunciabile passione per i colo­ri giallorossi».

Nel racconto ci sono anche le origini della tua passione romanista.

« Origini lontane, dei primi Anni Ses­santa. Fu mio zio, Adalberto Siccardi, detto l’Avvocato, socio fondatore della Roma, a farmi amare questa squadra. Ero un bambino ma grazie a lui ho avu­to la fortuna di conoscere giocatori miti­ci di quegli anni, nonostante la Roma non fosse una squadra di primissimo pia­no.

« Ricordo i vari Lojacono, Angelillo. Guarnacci, il capitano, abitava nel mio stesso palazzo di via Zara. La domenica uscivamo insieme, lui andava allo stadio a giocare la partita, io... pure, da piccolo tifoso. Solo che prendevo l’autobus. Era un altro calcio, più popolare e vicino al­la gente. In quel periodo studiavo piano­forte e pensavo: “Un giorno scriverò l’in­no della Roma”. Quando è morto mio zio ed ero già un cantautore, “Roma Roma Roma” mi è uscita dal pianoforte come un’esigenza irrinunciabile e, insieme ad alcuni miei colleghi romanisti doc di al­lora in RCA, l’abbiamo fatta diventare la canzone che è. Che forse allora, in perio­do di grande impegno politico, conside­ravamo tutti in qualche modo minore, ma che invece, a pensarci bene, come “Grazie Roma” rimarrà, anche dopo di noi. A distanza di anni ho rivalutato mol­tissimo il peso specifico di quelle canzo­ni dedicate alla nostra passione».