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La penna degli Altri

Un digiuno lungo cinque mesi

 «Mai nella mia carriera mi era capitato di ricevere un trattamento del genere dopo una rete». Al novantesimo, però, rincorre un avversario e gli stessi che lo avevano contestato gli riservano solo applausi. «Non mi sono tolto nessun peso – ha commentato - la cosa più importante non è il gol, ma la vittoria. Quando il ha segnato, abbiamo pensato cose brutte. Siamo stati bravi a reagire». Ora guarda avanti. «Dobbiamo andare ad allenarci e basta, senza segnali». L'ultima marcatura risaliva alla gara contro il Torino del 31 maggio scorso. Da allora il mondo gli si è capovolto. Una punta che non segna è un segnale preoccupante. Lo è ancor di più quando giochi a Roma e devi tenere sulle tue spalle tutto il peso del reparto avanzato, privo di capitan .

La stagione, a dire la verità, era iniziata bene per il ragazzo di Niksic, con un gol ai belgi del Gent in Europa League il 30 luglio. Poi l'infortunio al ginocchio e l'operazione per rimuovere un frammento di menisco. Da allora Vucinic non è più stato lui. Una volta si diceva che sbagliava i gol facili e segnava i difficili. Da quel momento la porta avversaria è diventata piccolissima per lui, tanto che alla voce reti segnate in campionato risultava uno zero. Fino a ieri. 154 giorni dopo il montenegrino ritrova il sorriso.

Una rete che gli ha permesso di sbloccarsi nel momento più difficile per la Roma, reduce da tre sconfitte consecutive. Anche se i giallorossi hanno rischiato. «Mi assumo la responsabilità del gol del – confessa Pizarroma non sono al massimo. Un giocatore non è contento con questo clima, ma ormai il nostro calcio è così. Dobbiamo riportare la gente dalla nostra parte con le vittorie». Parola a Motta. «Volevamo i tre punti e siamo riusciti a ottenerli. Roma è una piazza pretenziosa. Quando i tifosi non vedono arrivare i risultati è giusto che contestino».

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