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La penna degli Altri

Tra tante virtù, la discrezione

 

Dal canto mio, prelevai tra le mie numerose figlie la più versata in calciomanìa. Con queste due ancelle ai lati, Donna Flora, istallata a capotavola, risultò, a sua insaputa, una regale padrona di casa. E tutto filò nel migliore dei modi. Col Presidente che, a fine convivio, mi sorrise satanicamente dicendo:”Ricordati che per mia moglie non c’è protocollo che tenga. Lei resta sempre con me”. Non erano solo parole. Tutta una vita era ed è tuttora a testimoniare la solidità dell’unione di Dino con Flora, del loro amore senza fine. Si conobbero ch’erano ambedue ‘dans la fleur de l’age’: lui, fresco laureato in ingegneria; lei, una delle più belle ragazze d’Italia.

Un’avvenenza che, accompagnata dalla signorilità del fare, non l’ha lasciata più, fino in fondo. Da quei lontani anni, Flora la bella prese a correre, a piedi, a cavallo, in bicicletta e infine, che sollievo!, in automobile, dietro alla Roma, in compagnia del suo dispotico compagno che, di partite, bello o brutto che fosse il tempo, non se ne perdeva una. Così per mezzo secolo. Fino al giorno in cui, Flora, chiamata dall’urlo d’amore della Curva, scese sul prato dell’Olimpico a sollevare la Coppa Italia, l’ultima vinta dal consorte, che se n’era andato pochi mesi prima. Diciotto anni d’amara solitudine (nonostante la presenza affettuosa e costante al suo fianco del figlio Ettore), sono da allora trascorsi, un percorso senza fine per una donna sempre impegnata a confondersi nell’ombra del compagno. Senza per altro riuscirci, perché avendo fatto della discrezione un’arte, non poteva pretendere di non essere notata, in tempi tanto diversi, tal qual era: una grande signora.

 

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