La penna degli Altri 11/11/2009 09:52
Tra tante virtù, la discrezione

Dal canto mio, prelevai tra le mie numerose figlie la più versata in calciomanìa. Con queste due ancelle ai lati, Donna Flora, istallata a capotavola, risultò, a sua insaputa, una regale padrona di casa. E tutto filò nel migliore dei modi. Col Presidente che, a fine convivio, mi sorrise satanicamente dicendo:Ricordati che per mia moglie non cè protocollo che tenga. Lei resta sempre con me. Non erano solo parole. Tutta una vita era ed è tuttora a testimoniare la solidità dellunione di Dino con Flora, del loro amore senza fine. Si conobbero cherano ambedue dans la fleur de lage: lui, fresco laureato in ingegneria; lei, una delle più belle ragazze dItalia.
Unavvenenza che, accompagnata dalla signorilità del fare, non lha lasciata più, fino in fondo. Da quei lontani anni, Flora la bella prese a correre, a piedi, a cavallo, in bicicletta e infine, che sollievo!, in automobile, dietro alla Roma, in compagnia del suo dispotico compagno che, di partite, bello o brutto che fosse il tempo, non se ne perdeva una. Così per mezzo secolo. Fino al giorno in cui, Flora, chiamata dallurlo damore della Curva, scese sul prato dellOlimpico a sollevare la Coppa Italia, lultima vinta dal consorte, che se nera andato pochi mesi prima. Diciotto anni damara solitudine (nonostante la presenza affettuosa e costante al suo fianco del figlio Ettore), sono da allora trascorsi, un percorso senza fine per una donna sempre impegnata a confondersi nellombra del compagno. Senza per altro riuscirci, perché avendo fatto della discrezione unarte, non poteva pretendere di non essere notata, in tempi tanto diversi, tal qual era: una grande signora.