La penna degli Altri 11/11/2009 10:00

Passione sportiva e indulgenza, sempre in sintonia col presidente



In lei avevo ammirato la compagna fe­dele, la cui voce era sempre in sintonia con quella del Presidente. In lei avevo ammirato la donna, sul cui volto c'era sempre il riflesso di un sorriso regale. In lei avevo ammirato la passione sportiva, sempre piena di indulgenza per i giocato­ri e per il tecnico. Adesso ammiravo in lei il dirigente, così naturale nella sua affabi­lità da far capire a tutti che non s'era af­fatto improvvisata in quel ruolo, ma che, accanto al grande Dino Viola, aveva gui­dato la Roma in simbiosi con lui.



Alla Roma è capitato questo destino: è toccato a due donne guidarla nei momenti più difficili. Fu la signora Flora a do­versi assumere l'ònere della presidenza dopo la morte di Viola. E lo fece con la re­gale signorilità di una sovrana, regnando il tempo necessario a passare lo scettro di mano. E' toccato a Rosella Sensi pren­dere in mano il timone della società dopo la scomparsa del padre, in un contesto obiettivamente più difficile. Quando morì Viola c'erano Franco Sensi e Mezzaroma in corsa per rilevare la società, poi scia­guratamente scavalcati da Ciarrapico.

Oggi ci vorrebbe un altro Franco Sensi per far uscire la Roma dalla palude in cui si è andata a cacciare, ma non se ne intra­vede la traccia. Intanto se n'è andato un altro dignitoso e sorridente pezzo di storia. Flora Viola sorrideva sempre. Sorrideva luminosa­mente nelle vittorie e sorrideva con bona­rietà nelle sconfitte. Con lei la Roma dipa­nava le sue vicende come un soffice gomi­tolo di lana. Sapeva molte cose della Ro­ma, ma facevano parte di segreti assolu­tamente personali. La sua complicità con il grande Presidente stava tutto in quella sua impenetrabilità, talvolta così fine­mente, così gentilmente mascherata di cordialità. “Anche il silenzio”, mi disse una volta, “è verità”. Il silenzioso sorriso della signora Flora sapeva racchiudere più storia di tanti romanzi.