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In The Box

La vita degli altri

gasperini in the box

LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Che la Roma possa vendere un big, non c'è bisogno di ricordarlo. Lo fanno dalla mattina alla sera, da dieci mesi, molte testate e molti organi di informazione e/o intrattenimento, usando toni apocalittici, annunciando diaspore, svendite, strali infuocati dell'UEFA nel caso contrario. Una litania ripetuta come un mantra che non solo è inflazionata, ma pateticamente basata su supposizioni, o forse anche desideri, se non addirittura di tentativi di autocelebrazioni future. Non sui fatti. Concentriamoci sui nomi secondari, come se fosse una piccola distrazione dai tormentoni banali e poco strutturati. Non parliamo, quindi, di Svilar, Ndicka, Kone, Pisilli e Soulé.

Parliamo degli altri. Partiamo da Ziolkowski, per il quale qualcuno che non lavora più a Trigoria era stato bravo in inverno a fare circolare voci su club inglesi pronti a ingaggiarlo anche per venti milioni. Anche a gennaio. Informazioni gonfiate, perché il difensore è valido, perché potrebbe essere sacrificato, ma non ci sono a oggi offerte scritte, soprattutto non è mai ancora arrivata a Trigoria una proposta da venti milioni di euro, che la Roma attende. È vero che qualora dovesse partire, per lui la destinazione più probabile sarebbe la Premier League. A centrocampo, è durata una manciata di ore l'attenzione mediatica sullo scambio El Aynaoui-Dodo. Niente di realizzabile, neanche usando la fantasia più sfrenata. Il marocchino ha tanti estimatori, in Coppa d'Africa furono stese relazioni più che positive su di lui da scout di club spagnoli, ma le possibilità che lasci la Roma sono ridotte, perché se parte un centrocampista, quasi sicuramente sarà Kone.

Angelino cerca squadra. Ha capito che a Roma per lui non c'è spazio. La Roma gli dà praticamente carta bianca. Il terzino dal gennaio 2024 ha tenuto un comportamento esemplare. Dopo anni in Inghilterra, Germania e Turchia, credeva di avere radici a Roma. L'ultima stagione, piena di inconvenienti, ha azzerato le sue convinzioni sotto tanti profili. La sua rinascita calcistica la vede in Spagna, dove tutto ebbe inizio. L'unica soluzione praticabile è il prestito con riscatto a condizioni da realizzare. Due anni fa, in questi giorni si iniziava a parlare di Dovbyk, a luglio sarebbe arrivato, era il pichichi della Liga. C'erano speranze e aspettative. Ridotte all'osso dopo due stagioni che lo portano oggi a essere considerato per una semplice cessione in prestito, sperando che fra un anno, forse al Villarreal, possa essersi riabilitato così da permettere alla Roma di recuperare parte dell'investimento fatto quando lo acquistò dal Girona.

Chiusura di Vaz, ragazzino col talento da dimostrare che nei primi mesi ha girato per Roma con il peso di un frigorifero caricato dalle responsabilità, non sue, di un prezzo elevato pagato dalla Roma a gennaio. C'è da preservarlo: prestito o mantenimento in rosa? Risposte non semplici perché se va in pensiero serve una squadra che gli garantisca alto minutaggio? Possono farlo Bologna e Cagliari, a lui interessate? Se resta rischia di vedere poco il campo ma di imparare tanto in allenamento da Gasperini. Il tempo per sciogliere il nodo non manca. Diffidare da possibili news su club pronti a spendere venti milioni per prenderlo subito. Per fortuna non c'è nulla da dire sui prestiti rispediti al mittente dopo una stagione da dimenticare per il loro rendimento. Tsimikas, Zaragoza e Ferguson, più Bailey. Una collezione di flop che ha portato all'addio pure chi aveva deciso di puntare erroneamente su di loro.

In the box - @augustociardi

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