Campionato 30/08/2009 16:47

Manfredonia: "Mexes è perfetto per la difesa Juve"

Manfredonia, chi vede favorita?

«La Roma: ha cambiato poco rispetto agli anni precedenti, quando ha gioca­to il miglior calcio in Italia. E poi c’è l’effetto Olimpico, da non sottovaluta­re, anche se a marzo...».

Vinse la 4-1.

«Adesso è diverso: i bianconeri si sono rinforzati, è vero, ma proprio perché ci sono tanti nuovi giocatori devono anco­ra trovare il miglior assetto di squa­dra. E per Ferrara si tratta della prima trasferta importante, contro un alle­natore d’esperienza come Spalletti».

I protagonisti della sfida?

«Felipe Melo e : le partite si vincono a centrocampo e sono curioso di vedere chi prevarrà lì in mezzo».

Lei adesso è procuratore: ci parli di mercato tra e Roma. Mexes può trasferirsi a Torino nel 2010?

«Ogni stagione la Roma vende un grande campione: un mese fa Aquila­ni è passato al Liverpool e, prima di lui, sono stati Mancini e Chivu ad an­darsene. E’ una questione di bilancio. Così, il prossimo anno l’uomo mercato sarà Mexes: a lui guardano le grandi, ma la ne avrebbe più bisogno».

Formerebbe un’ottima coppia insie­me con Chiellini.

«Non soltanto, vedrei bene Mexes an­che con Cannavaro che, a dispetto del­l’età, sta dimostrando di essere torna­to quello di un tempo. E Chiellini lo sposterei di nuovo a sinistra».

Roma- è anche la sfida tra le uniche due bandiere rimaste in Italia: e Del Piero.

«Si va ormai verso la scomparsa degli uomini simbolo. I due capitani rappre­sentano le eccezioni, basta vedere con quale facilità i campioni ormai cam­biano maglia. Un esempio? Ibrahimo­vic: dall’Ajax alla , poi all’Inter. E quest’estate non ci ha pensato due vol­te a lasciare Milano per accasarsi al . Un tempo non era così semplice».

Però anche a lei capitò di cambiare molto: Lazio, e Roma.

«Sì, non mi feci mancare nulla. E il ri­torno nella capitale fu traumatico: i tifosi non accettavamo il mio passato, sia laziale sia bianconero. Non dimen­tichiamoci che allora la era la principale antagonista della Roma».

Che ricordi ha della sfida vissuta su entrambi i fronti?

«Della diversità in cui si viveva la vigi­lia: a Torino si era più sereni, non c’e­ra pressione, il calcio spariva durante la settimana e a seguire l’allenamento c’erano venti pensionati; a Roma era­vamo bombardati da radio e televisio­ni, 4-5 mila persone veniva a vederci lavorare, un altro mondo».

Vinse di più con la Roma o con la ?

«Mi ricordo che con la vincevo sempre in casa e perdevo a Roma, però forse in bianconero ho vinto di più».

Anziché nel 1985, avrebbe potuto arrivare in bianconero dieci anni prima, voluto da Gianni Agnelli, ma rifiutò la proposta.

«E me ne sono pentito amaramente. Ma ero giovane, non volevo lasciare la capitale, non c’erano ancora i procura­tori a cui affidarsi, avessi almeno avu­to in squadra una figura carismatica come Scirea a cui chiedere consiglio. La mia carriera sarebbe sicuramente cambiata: avrei potuto giocare 50 par­tite in Nazionale, anziché 4, e vincere molto di più».