Cosa ricorda di lui?
«Era un ragazzino, veniva dalla Primavera. Si allenava con noi. Lo accogliemmo bene, non era uno che dava fastidio».
Che tipo era?
«Un giovincello tutto educato, perbenino, taciturno, timido. Stava sempre sulle sue. Molto discreto».
E in campo?
«Era ben messo fisicamente e quando in campo si doveva far sentire non si tirava indietro. Era un calciatore tutta grinta, determinazione, non aveva paura di niente».
Si aspettava facesse lallenatore?
«No, però lo fa e non sono sorpreso. Le qualità ce le aveva, si vedevano».
Come lo vede alla guida della Roma?
«Claudio deve stare attento. La situazione non è facile da gestire. Non deve farsi condizionare dallambiente e se vuole spedire in panchina qualche big deve farlo senza problemi. A Torino, questo, lo ha pagato. Speriamo che a Roma non sia così. Poi, se qualcuno ti rema contro è la fine».
Si dice, nessuno è profeta in patria.
«Spero lui possa esserlo. Da ragazzino era orgoglioso della sua romanità. Giocare nella Roma già era un bel film, ora che viene ad allenare la sua squadra, mi auguro che questo film possa avere un lieto fine».
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