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L'imprenditore farmaceutico Angelini: "Roma mia, sono pronto a entrare"

Dottor Angelini, buongiorno. Siamo in­discreti se le chiediamo di fare una chiac­cherata sulla Roma? «No. A casa mia siamo tutti romanisti. E in questo senso non stiamo attraversando un bel periodo. Siamo addolorati per quello che sta succedendo intorno alla Roma. Al pun­to di farmi venire qualche idea. Sto cercando di capirne di più. Ho chie­sto informazioni sulla Roma. Ho attivato i miei canali bancari e finanziari».

Quanto tempo fa ha richiesto queste in­formazioni? «In tempi recentissimi».

Cosa le hanno risposto? «Mi hanno chiesto tempo per darmi del­le risposte. Quanto ? Poco. Qualche settimana al massimo. Sono in attesa di capire in che ruolo e in che entità io possa dare una mano alla Roma. Sono qui, a disposizio­ne. Mi sembra che la Roma e i suoi tifosi stiano attraversando un momento molto particolare. Vorrei fare qualche co­sa perché questo momento diventasse pas­sato».

C’è qualche ostacolo a questa voglia di Roma? «Per quanto mi riguarda, la mia priorità è il mio gruppo di cui ho la responsabilità, un gruppo che ha circa 4.500 dipendenti. Detto questo, c’è la Roma. Se esistono i pre­supposti di compatibilità, io sono pronto».

I Sensi, attraverso i comunicati e le di­chiarazioni del presidente dottoressa Ro­sella Sensi, hanno fatto capire piuttosto chiaramente di essere disponibili all’in­gresso di un socio. «Ho letto. Faccio un’unica eccezione: nella mia strategia imprenditoriale, non ho mai preso in considerazione ingressi in so­cietà con un ruolo di minoranza. Che sen­so avrebbe entrare e non poter avere voce in capitolo?».

Quindi o tutta la Roma o niente? «No, c’è una terza opzione: si può fare cin­quanta e cinquanta».

Nel calcio, e non solo, è una formula che presenta molti rischi. «Ma può funzionare. Vi porto un esem­pio vissuto dal mio gruppo in prima perso­na: da anni siamo soci al cinquanta per cento con un colosso come la Procter & Gamble (Lines, Pampers, ndr), abbiamo stabilito regole chiare, c’è feeling tra noi, è stata creata una joint-venture che consen­te sempre la gestione senza il pericolo di blocchi di qualsiasi tipo. Andiamo avanti alla grande».

Quindi lei non sarebbe spaventato da un ingresso al cinquanta per cento? «Per niente».

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