Altre 01/12/2008 17:39

Sempre più vicini al 6+5



NO AL TRAFFICO DI MINORI - E Platini è stato protagonista con il suo intervento. "Lo sport non ambisce a porsi al di sopra della legge — ha detto —. Lo sport non è un’attività economica come altre. Lo sport è condivisione, superamento dei propri limiti, scambio e rispetto. Lo sport è emozioni. Il calcio è un gioco, non un prodotto o un mercato. È spettacolo, non business". Poi l’allarme sul traffico di giovani calciatori. "Oggi, nel mondo e in Europa, esiste il fenomeno del traffico di bambini. Non userò giri di parole poiché la situazione è seria. Come altro potrebbe definirsi un fenomeno che vede bambini di 12 e 13 anni strappati al proprio ambiente e alla propria cultura per unirsi a un business in cambio di denaro? Questo è ciò che sta accadendo nel calcio. Con la Fifa stiamo studiando come intervenire, ma servono anche altre misure". Un successo italiano Per l’Italia la delegazione era guidata dal sottosegretario allo sport Rocco Crimi. Due gli impegni: far accettare la specificità dello sport, bloccare la nascita di un organismo sovranazionale per le licenze Uefa. "Per la prima volta abbiamo fatto un passo avanti nel definire la specificità dello sport — ha spiegato Crimi —, e aprire a una modifica della legge europea sulla libera circolazione. Questa volta si è convinto anche il commissario Jan Figel. Quindi siamo sulla strada giusta".



TEMPI BREVI - "L’impegno è che nel prossimo semestre sotto la presidenza della Repubblica Ceca si possa arrivare a deliberare in questo senso, comunque se ne riparlerà già dal 10 al 12 dicembre ad Atene", spiega l’avvocato Salvatore Lo Giudice dello staff del sottosegretario.



LICENZE UEFA - Il successo italiano, però, va oltre. Il ministro francese Laporte aveva tentato di introdurre un organismo sovranazionale che mettesse nel mirino i debiti dei club e ne sanzionasse l’esclusione dalle competizioni europee. "Abbiamo lavorato — spiega ancora Crimi — evidenziando come fosse 'prematuro' parlare di queste cose senza che ci fosse la reale armonizzazione fiscale tra i 27 Paesi dell’Unione".