La penna degli Altri
Malinovskyi: «Il Genoa è nel cuore. Liti con Gasp? Falso La famiglia in Ucraina sotto droni e missili»
GASPORT - Se la storia di Ruslan Malinovskyi dovesse essere paragonata ad un film, il più adatto sarebbe probabilmente «Il gigante di ferro». Non solo per un mancino di titanio (per certi versi nel vero senso della parola) o la capacità di mettersi alle spalle un infortunio horror in tempi record - 149 giorni per recuperare da frattura e lussazione articolare del perone - ma pure perché la prima (mezza) lacrima è piovuta solo al momento dell'addio. Dopo sei anni e mezzo in Italia tra Genoa e Atalanta, il tempo dei saluti è arrivato. Destinazione Trabzonspor, Turchia. [...]
Nel 2013 raggiunse la promozione nella massima categoria ucraina con il Sevastopol, club che poi si sciolse a causa della guerra del Donbass. Già all'epoca...
«Prima giocavo in C con la terza squadra dello Shakhtar, poi andai proprio al Sevastopol: una città che viveva di calcio, ma in una zona occupata dalla Russia. Bisognava scappare da lì. I miei genitori, mio fratello, più in generale la mia famiglia e molti amici sono tutti rimasti in Ucraina ancora oggi. La situazione è sempre la stessa: droni, missili balistici, sirene che suonano quando qualcosa passa sui cieli della città... Possiamo passare a un tema più soft?»
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Sfioraste la semifinale di Champions League: sconfitta ai quarti con il Psg da 1-0 a 1-2 tra il 90' ed il 93'...
«Con Remo Freuler che si stira e non può proseguire la partita mentre abbiamo appena finito i cambi... episodi che fanno la differenza. Il Psg dell'epoca non era quello di oggi, ma in semifinale avremmo giocato contro il Lipsia. Il pensiero di poter giocare la finale lo avevo eccome, avremmo scritto la storia. Ci credevo tantissimo».
Dopo il suo addio all'Atalanta si parlò di qualche sua incomprensione con Gasperini: realtà o fantasia?
«Macché, una normalissima situazione di calcio: erano arrivati nuovi calciatori, io giocavo meno e si era presentata a quel punto l'occasione di andare a Marsiglia. Quello che è stato scritto sul rapporto tra me ed il mister è falso, non successe proprio nulla. Ci siamo sempre parlati, fu un rapporto perfetto fino all'ultimo giorno».
E De Rossi che allenatore è?
«Dopo l'infortunio di Venezia e la preparazione non avevo giocato molto, persi un anno tra recupero e rimozione della placca. Avevo bisogno di minutaggio per riprendere il ritmo ed il mister mi ha dato subito fiducia e più libertà in zona offensiva. Perciò lo voglio ringraziare, perché sono cresciuto in tante cose proprio grazie a lui. Con DDR in panchina, il Grifone può sicuramente volare in alto» .
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