La penna degli Altri 19/10/2018 08:17

Capitan De Rossi presente e futuro

IL TEMPO (E. MENGHI) - Tic-tac, manca poco. Meno di un anno, per contratto, o forse qualcosina in più. Il tempo di alla Roma non è ancora scaduto, ma il ragazzino che a 11 anni entrava a Trigoria per la prima volta ora è un uomo di 35 che passeggia per quegli stessi viali e sembra non stancarsene mai. Gli acciacchi sono quelli di fine carriera, il ginocchio ogni tanto si infiamma e gli ricorda che non puó giocarle proprio tutte, “se mi fa male per 5 giorni di seguito penso che voglio smettere e dico a mia moglie che quest’estate ce ne andiamo in vacanza per tre mesi”, ma da ribelle qual è il capitano giallorosso in campo ci va comunque, anche con un dito rotto: “Quando guarisce guarisce...Non so fare previsioni sul rientro. Mi sono fatto male al 6’ a Empoli, ma la partita era in bilico e in questo momento c’è bisogno di tutti”.

Dei leader come lui soprattutto. Ed è così che la stagione in cui - sulla carta - avrebbe dovuto cominciare a prendere confidenza con la panchina, alternandosi all’ “erede” Nzonzi che invece presto è diventato il suo braccio destro in mediana, ha fatto 9 su 10 e per ben 8 volte è stato titolare. Domani potrebbe restare a casa, rinunciare alla Spal, ma solo per prepararsi al successivo tour de force. “Appena sto meglio penso subito alla prossima gara”, ammette con l’entusiasmo del ragazzino che era e con la maturità di chi ha imparato a conoscere il proprio corpo: “Un calciatore - dice al Trigoria Night Show - la carriera se la allunga da solo con più cultura del lavoro e cura dei particolari”. Ad un certo punto non basterà più nemmeno questo, insegna: “La Roma è andata avanti dopo Di Bartolomei, Conti, Giannini e senza Francesco, che è forse la cosa più dolorosa per i tifosi. Figuratevi se non si puó superare il post carriera del sottoscritto. La città si è legata a me perché ho scelto di dimostrare qui di essere un calciatore forte e di tenerci a questa squadra. Io qui ci vivo davvero bene”.

Per quanto ancora lo fará con divisa e scarpini si capirà nei prossimi mesi, un po’ dipenderà da lui, un po’ da una società che ha già dovuto salutare l’eterno numero 10 e potrebbe dover prendere un’altra decisione difficile a breve. Del rinnovo di contratto non si è ancora parlato, a inizio anno la promessa era di farlo a stagione inoltrata, Monchi rientra oggi da Boston dove con ha messo a punto le strategie future: “Oh, iniziate ad abituarvi all’idea, non manca tantissimo al ritiro”, dice lui che ha ribadito di non voler “essere un peso” e già programma il domani: “Mi tengo la libertà di poter cambiare idea, ma l’allenatore è l’unico ruolo in cui mi vedo nel futuro. Dovró capire se avró voglia di sottoporre la mia famiglia allo stress dei risultati, della lontananza o degli spostamenti”.

Una vita non troppo diversa da quella di oggi. Sui social i tifosi già sognano di vederlo sulla panchina giallorossa per alzare quel trofeo che finora ha solo sfiorato: “Rigiocherei quel Roma-Samp e mi metterei in marcatura a uomo su Pazzini per vincere lo scudetto che avremmo meritato”. Quest’anno è lontanissimo, la svolta derby ha rilanciato la squadra, “abbiamo più convinzione in noi stessi”, ma per la corsa al titolo non basta. L’anno prossimo ci riproverà?