La penna degli Altri 14/02/2018 08:13

Totti: «Io oggi varrei 200 milioni»

(..)  parte dalla fine e cioè dal mercato impazzito dalla scorsa estate. «Io oggi costerei 200 milioni». Ecco, la mente del calciatore nasce da qui. Dalla valutazione. Alta, ad un soffio dai 227 che il Psg ha pagato per Neymar e poco sopra i 180 spesi (sempre dal Psg) per Mbappé. Ma anche logica, visto che per anni  è stato l’oggetto dei desideri dai migliori club europei. «L’offerta più concreta fu del nel 2003-04 – dice – Ma ho fatto una scelta: precludermi la possibilità di vincere tanto per restare sempre con la Roma. E alla fine ho avuto amore e passione, più importanti che vincere altrove». Anche, evidentemente, più importanti di quel Pallone d’oro che per molti avrebbe meritato e che un po’ gli manca. «È vero, è una delle cose che mi è mancata. Giocando con la Roma sapevo di avere meno possibilità rispetto a , o Milan. Lì avrei avuto più visibilità internazionale, il Pallone d’oro si vince conquistando la , il Mondiale (che comunque ha vinto nel 2006, ndr) o qualche altro trofeo importante». (..) Già, il mercato.  dirigente lo pensa e lo vede ancora come il calciatore. Nel senso che rispetto al suo calcio, a quello anche di dieci anni fa, oggi è cambiato tutto. Oggi è molto più business e molto meno sentimenti. È una legge quasi scritta, a cui fa ancora fatica a metabolizzare. Come l’ultimo dei romantici, la lettura è ancora diversa. «Non penso che possa più esistere un altro , un giovane della Roma che cresca qui e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io e  – continua –. Oggi è tutto diverso ed è impossibile che quello che è successo con noi si ripeta. Prima si pensava ai giovani promettenti italiani più che scoprire un giovane sudamericano o di qualsiasi altro Paese». Anche se poi lui la ricetta per vincere ce l’avrebbe anche. Di fatto, però, difficilmente compatibile con il calcio di oggi. È lo stesso grido di allarme che lanciava quando giocava, chiedendo a Franco Sensi di comprare più campioni possibile. «Dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra possibile per comprare i giocatori più forti, perché per vincere servono quelli. L’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però poi non gestisco io i soldi, è il presidente che decide. Lui stabilisce un budget e con questo deve essere bravo a costruire la squadra». (..)

(gasport)