La penna degli Altri 14/02/2018 07:31

Totti non perdona: «Deluso da Spalletti»

IL TEMPO (T. CARMELLINI) -  Sei mesi da dirigente dopo una vita passata sul campo, della Roma, con quella maglia sempre addosso.  cresce, cambia, non gioca più al pallone ma continua ad essere presente nella vita romanista e soprattutto in quella dei tifosi. La palla non ha ancora smesso di girare, le discussioni su quanto e come abbia inciso nella storia della Roma, su quanto sia stato giusto o meno spingerlo a lasciare, sono ancora lì intonse ad animare il chiacchiericcio del bar sport. Lui non batte ciglio, va per la sua strada, intento a capire come dribblare il mondo nuovo nel quale si ritrova catapultato, ma non dimentica. Soprattutto i nemici: e di quelli, come tutti i grandi uomini, ne ha molti. Uno su tutti il suo ex allenatore  al quale non ha perdonato tante cose, soprattutto il fatto di non averlo mai trattato come un uomo… forse. «Con non c’è mai stato un confronto e mai ci sarà» attacca quello che per molti romanisti è stato, è e sempre sarà «Il ». Lui, , in un intervista a Sky Sport, in silenzio finora, sbotta con tutto il suo rancore per modi, tempi e considerazione del tecnico che lo ha messo all’angolo. «Avrei preferito chiudere in altro modo. Fossi stato in lui avrei gestito il calciatore, e soprattutto la persona, in maniera diversa: mi sarei confrontato con lui, gli avrei parlato. Comunque sono riuscito a fare questo passaggio da calciatore a dirigente della Roma, e l’ho fatto con lo spirito giusto: con l’armonia, con l’intelligenza di una persona grande». Durissimo con il suo ex tecnico che invece lasciando la Capitale aveva detto: con tutto ok. Salvo poi «mazzolarlo» nello sfogo con i tifosi romanisti a Milano divenuto poi pubblico suo malgrado. Ma  a Sky è andato oltre parlando anche di altro: soprattutto della sua Roma, delle offerte che ha avuto in carriera, del Pallone d’Oro e i top player di ieri e oggi. «L’offerta più concreta per lasciare la Roma – rivela il dirigente giallorosso – è stata quella del , nel 2003/04. Ho fatto una scelta ben precisa: precludermi la possibilità di vincere tanto per rimanere con un’unica maglia, che per me è stata la cosa più importante. E alla fine ho avuto tutto: amore e passione per me sono stati più importanti che vincere trofei altrove. Per la Roma ho dato il 101%, perché ho messo la Roma davanti a tutto, davanti a me, alle cose personali, alla vita privata. La Roma è stata tutto». Una dichiarazione d’amore che gli è costata però anche qualche rinuncia, come ad esempio non riuscire a vincere il Pallone d’Oro. «È una delle cose che mi è mancata personalmente. Giocando con la Roma sapevo di avere meno possibilità rispetto ad altri giocatori che giocavano con , , Milan.Loro avevano più visibilità in campo internazionale, anche perché si vince quel premio conquistando la o il Mondiale, oppure qualche altro trofeo importante. Io con la Roma ho vinto scudetto, Supercoppa Italiana e Coppa Italia, perciò non ero in grado di poter combattere con altri giocatori». Un altro ? Non lo vede parlando del calcio di oggi e delle scelte delle società. «Non penso che esista un altro  – spiega – e che nel caso possa rimanere a lungo nella Roma. Oggi conta il business. È difficile che un giovane della Roma crescendo rimanga e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io o . Perciò la situazione è diversa ed è impossibile che quello che è successo con noi si ripeta. Prima si pensava ai giovani promettenti del nostro Paese più che a scoprire un giovane brasiliano, argentino, sudamericano, o di qualsiasi altro Paese nel mondo». Chiusura sui top player e sul mercato ipotetico della «sua» Roma. «Se dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra al mondo per comprare i giocatori più forti, anche perché per vincere servono giocatori forti. Questo l’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però poi non sono io a gestire i soldi, è il presidente che decide. Il presidente metterà un budget e in base a quel budget il club dovrà essere bravo a costruire una squadra. In questo mercato pazzo? Io costerei 200 milioni». Parola di uno che è «cresciuto nel campo e nel campo morirà».